Rettitudine, onestà intellettuale e trasparenza sono pilastri fondamentali per tutti i mestieri che affondano le radici nella divulgazione. I capisaldi appena citati vengono approfonditi da Alessandro Galimberti: laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista e docente universitario in Diritto europeo dell’informazione e di deontologia giornalistica e proprietà intellettuale, esperto di fiscalità internazionale e diritto del web, ha lavorato nella redazione de IlSole24Ore ed è stato presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia dal 2017 al 2021. Oggi ricopre il ruolo di presidente dell’Unione Nazionale dei Cronisti Italiani.
Il rapporto tra giornalista e cittadino
La relazione esistente tra i lettori e i giornalisti consiste in un rapporto di fiducia non scritto: non esiste alcun vincolo contrattuale tra le due parti, solo un mandato fiduciario che il cittadino costruisce senza alcun rapporto diretto con i suoi informatori, al fine di approfondire meglio ciò che accade.
“Qualsiasi cittadino dotato di normali strumenti culturali potrebbe fare quello che è demandato al giornalista” – afferma Alessandro Galimberti – “Allora che cos’è il giornalismo? È non tradire il mandato fiduciario. In cosa consiste questo mandato? Cercare di spiegare in maniera sintetica e comprensibile i fatti. Il giornalista, esponente dell’opinione pubblica, deve fornire al cittadino, portatore dei diritti civili individuali umani, in pochi minuti una spiegazione chiara di un fenomeno che il giornalista stesso ha impiegato molto tempo per capire”.
L’etica all’interno di questa professione consiste nel non vestire l’informazione di sfumature personali. Il cittadino, occupato nella propria vita a fare altro, desidera solo ricevere una lettura il più possibile vera dei fatti, con tutti i pro e i contro appartenenti ad un avvenimento: “Questo passaggio esistente tra gli eventi e il giornalista e poi tra il giornalista e il cittadino deve essere illuminato da un approccio che sia corretto dal punto di vista deontologico e, quindi, privo di nebbia e di ombre” – afferma Alessandro Galimberti.
L’attività giornalistica è risalire dal fatto che osserviamo alle cause che l’hanno innescato. Questo percorso va fatto in maniera chirurgica, percorrendolo con calma e cercando di capirne la complessità, perché ogni fenomeno ha delle cause complesse: che cosa ha determinato l’evento che io devo raccontare? Cercare di capire perché è accaduto un fatto è fondamentale. Questo sarebbe il buon giornalismo: il giornalismo che informa e che forma l’opinione pubblica.
Alessandro Galimberti
Il vero giornalismo non è pigro, non va alla ricerca di sensazionalismo autoreferenziale o di un titolo ad effetto; si occupa, invece, di indagare tutte le dinamiche che possono essere correlate ad un singolo fatto. A tal proposito, diviene necessario approfondire tutti gli aspetti esistenti, convertendo la divulgazione in un’attitudine costruttiva in grado di cogliere la completezza dell’informazione: “Molte volte le notizie sono raccontate a metà. Dietro a ciò c’è un assioma di mercato: meglio la quantità della qualità. È fondamentale, invece, riportare anche la parte positiva dei fatti: questo è il motivo per cui apprezzo e seguo il giornalismo costruttivo. Tutto quello che ho affermato sono le premesse per arrivare alla conclusione che serve un giornalismo completo, che aiuti a comprendere davvero ciò che accade. È di primaria importanza cercare di affrontare la complessità dei fatti nella loro totalità, intercettando la nascita dei fenomeni sociali che poi divengono anche politici”.
Oggi, chiunque potrebbe essere in grado di investire il ruolo di giornalista, ma sono in pochi quelli che riescono ad esserlo realmente. Certo, il giornalismo è un mestiere per tutti e a disposizione di molti, ma non è sicuramente una vocazione esercitabile da tutti nel vero senso della professione. L’etica fa da ago della bilancia e divide le acque tra coloro che decidono di divulgare notizie per gioco e chi, invece, crede ancora nell’autenticità di questa importante professione.
