L’Italia si conferma sempre più vegetariana, ma con la novità che la scelta è più salutistica che ideologica. La salute, infatti, è la principale motivazione per il 43,2% di coloro che hanno detto no alla carne. Inferiori le percentuali di chi sceglie di mangiare vegetariano per rispetto degli animali (29,5%) e dell’ambiente (4,5%). Sono questi i dati, basati su una ricerca AcNielsen rielaborata da Eurispes, resi noti al Festival Vegetariano di Gorizia.

Sono sempre di più i vegetariani in Italia e i numeri sono destinati a crescere: i dati Eurispes indicano una tendenza in forte crescita. In Italia sarebbero ormai oltre 5 milioni le persone che si dichiarano vegetariane o “vegane” (coloro, cioè, che non mangiano nemmeno i prodotti di derivazione animale, come le uova e il latte). E, secondo la ricerca, il 6,7% della popolazione sostiene un regime alimentare senza prodotti a base di proteine animali.

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A preferire uno stile alimentare di tipo vegetariano o vegano sono in prevalenza le donne, i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni e, a sorpresa, gli over 65. Tra le motivazioni è la salute a farla da padrona: il 43,2% giustifica la propria scelta per motivi di salute, seguiti dal rispetto per gli animali (29,5%). Solo il 4,5% adduce come motivazione la tutela dell’ambiente.

Oggi in Italia i vegetariani oltre 5 milioni ma, secondo la ricerca, si calcola che entro il 2050 il 50% della popolazione sarà vegetariana. I dati sono stai presentati al Festival Vegetariano che si è svolto a Gorizia lo scorso fine settimana e che ha annoverato tra gli ospiti anche l’astrofisica – e vegetariana – Margherita Hack.

Essere vegetariani oggi, quindi, non è una “moda”, ma una decisione consapevole dettata, nel 43,2% dei casi da motivi di salute. Mangiare frutta, verdura e legumi non garantisce solo un maggiore apporto di vitamine e altre sostanze benefiche, ma evitare il consumo di carne riduce al minimo l’insorgenza della coronararopatia, un grave disturbo cardiovascolare, e di malattie come il cancro al colon. I motivi di salute, quindi, rappresentano uno dei principali motivi di scelta per molti nostri connazionali.

“L’incremento dell’interesse e della consapevolezza sull’importanza di una corretta informazione si sta traducendo in un aumento del numero dei vegetariani nel nostro Paese. E un segnale di questo è anche l’adeguamento del mercato con l’introduzione di un numero sempre maggiore di prodotti destinati all’alimentazione green, l’apertura di nuovi negozi bio e l’inserimento da parte dei ristoranti di piatti vegetariani nei loro menù”, ha spiegato Stefano Momentè, consulente scientifico del Festival Vegetariano.

Molti, certamente, approdano a questa decisione per un reale sentimento animalista e ambientalista. L’impronta ecologica degli allevamenti di bestiame, infatti, è enorme. Gli allevamenti sono responsabili del 18% delle emissioni di anidride carbonica e gas serra in atmosfera, soprattutto a causa degli effetti del processo di ruminazione dei bovini.

Ricordiamo che l’enorme fabbisogno alimentare dei capi di bestiame ha come conseguenza quella di destinare sempre più terre al pascolo, strappando spazio alle aree boschive e ai terreni per la produzione di prodotti destinati all’alimentazione umana. Si calcola che circa metà della produzione cerealicola mondiale, infatti, non sia destinata al consumo umano, ma all’alimentazione animale.

Esiste, infine, il problema dell’acqua: l’acqua necessaria per l’intera filiera che porta alla produzione di soli 5 kg di carne è superiore al consumo che ne fa una famiglia media in un anno. La produzione di carne, in altre parole, è responsabile del 70% del consumo mondiale di acqua. Certo, l’irrigazione serve per tutto, quindi anche per la coltivazione frutta, verdura e cereali, quindi di buona parte dell’alimentazione vegetariana. Ma il confronto parla chiaro: se per 1 kg di carne bovina sono necessari non meno di 15.000 litri di acqua, per 1 kg di riso ne sono sufficienti poco più di 3.000 – cioè 5 volte in meno.

 

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