Per definizione, la resilienza è la capacità di far fronte a una crisi o a un trauma. Se per resilienza intendiamo anche la destrezza nel superare l’incidente senza conseguenze negative a lungo termine, è senza dubbio questo l’obiettivo della nazione nel fronteggiare la crisi climatica.

Alluvioni, siccità, incendi, trombe d’aria anomale: la frequenza con cui questi fenomeni si verificano sul territorio italiano è aumentata negli ultimi anni. Allo stesso tempo, però, l’Italia ha scelto di difendersi. Coltivare la resilienza significa questo: far fronte a eventi meteo estremi, prevederli e limitarne i danni, adattando il territorio ai cambiamenti climatici in corso.

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Adattamento e mitigazione: strategie contro la crisi climatica

Mitigazione e adattamento sono le strade da percorrere per contrastare il cambiamento climatico in atto. Insieme rappresentano una risposta concreta a una crisi – quella climatica – che minaccia la salute e l’equilibrio di interi ecosistemi.

L’adattamento mira ad anticipare gli effetti avversi dei cambiamenti climatici, prevedendo sia modifiche strutturali su larga scala che cambiamenti comportamentali, anche individuali. L’adattamento, quindi, è un processo di adeguamento agli effetti di eventi meteo estremi, con l’obiettivo di ridurre al minimo i danni che si possono verificare.

La mitigazione punta invece a rendere meno gravi gli effetti della crisi climatica, andando a intervenire alla base del problema. Infatti, le principali azioni di mitigazione climatica attualmente perseguite sono due: la riduzione delle emissioni di gas serra tramite un lungo processo di transizione energetica, e la protezione dei pozzi di assorbimento come oceani, foreste, e suolo.

Come l’Italia affronta la crisi climatica

La penisola italiana è a tutti gli effetti un hotspot climatico. Una zona della Terra, quindi, in cui vengono avvertiti maggiormente gli effetti della crisi climatica. Di conseguenza – più che in altri paesi – si avverte l’urgenza di intraprendere con la massima tempestività azioni di mitigazione climatica, tramite una programmazione seria e lungimirante.

In quanto paese membro dell’Unione Europea, l’Italia è in prima linea tra i firmatari dell’articolo 13 dell’Agenda 2030, con il quale gli stati membri si impegnano ad adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze. Da tempo il Paese ha imboccato la strada dell’adattamento climatico, con l’obiettivo di limitare i potenziali effetti distratosi causati da eventi meteo estremi.

L’adattamento a eventi meteo estremi in Italia e all’estero

Per contrastare la forza distruttiva delle alluvioni sono già in funzione casse di espansione in Emilia-Romagna e bacini di laminazione in Veneto, che in più occasioni hanno protetto la regione da esondazioni significative. Per affrontare la siccità, problema che mette in crisi il sistema idrico nazionale e si ripercuote sui ghiacciai, terreni, e fiumi, in molte regioni si dibatte sui dissalatori come soluzione alla crisi idrica. Operazioni disfangamento e sghiaiamento – coordinate da un commissario nazionale – sono invece soluzioni più tempestive, in grado di aumentare la capacità di raccolta degli invasi.

Diverse città europee si contraddistinguono per un approccio encomiabile alla sfida climatica. Rotterdam, tra tutte, si è resa protagonista con una serie di accorgimenti strutturali che proteggono ogni giorno la città dai fiumi che la attraversano e dal mare che la circonda. Serbatoi di stoccaggio dell’acqua piovana, barriere flessibili contro le tempeste, dighe di sabbia lungo la costa, edifici in grado di adattarsi alla fluttuazione dei livelli dell’acqua; sono solo alcuni degli espedienti adottati per difendere il territorio da eventi climatici estremi.

Adattamento e mitigazione, ma anche cooperazione: senza ognuno di questi elementi affrontare la crisi climatica diventa complesso. È questa la ricetta giusta per coltivare la resilienza e affrontare le sfide del presente con ogni mezzo possibile.

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Tommaso Barbiero

Nasce a Busto Arsizio, nel varesotto, 25 anni fa.Laureato in Scienze della Comunicazione, attualmente collabora con due testate giornalistiche: Buonenotizie.it e Sprint e Sport. Scrive di sport, ma anche di ambiente e sostenibilità. Crede nel potere della parola come strumento per fare buona comunicazione, che sia propositiva e costruttiva, oltre che seria e affidabile.Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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