Il 14 novembre il Systems  Change Lab, un collettivo che riunisce numerosi think thank internazionali, ha presentato lo State of Climate Action 2023, un rapporto sulla situazione dell’azione per il clima.

Il lavoro delinea un piano d’azione dettagliato per provare a colmare quelle lacune che negli ultimi decenni hanno contraddistinto l’operato della politica.

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La pubblicazione del rapporto, inoltre, giunge in un momento cruciale. Alla COP 28, che si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre, verrà avviato il Global Stocktake, un meccanismo, istituito con l’Accordo di Parigi, che prevede la presa in esame e la revisione degli impegni presi dalle nazioni aderenti per la riduzione delle emissioni di cui sono responsabili.

L’attivazione di questo processo dovrebbe dare visibilità ma soprattutto contribuire ad accelerare le nostre azioni per la mitigazione (ossia la riduzione delle emissioni), l’adattamento e la finanza climatica.

Cosa c’è da migliorare nella nostra azione per il clima

Il rapporto rileva che solo uno dei 42 indicatori presi in esame per valutare la nostra risposta all’emergenza climatica (la quota di veicoli elettrici acquistati sul totale di autovetture vendute) è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo previsto per il 2030, parametro temporale di riferimento per quanto riguarda la nostra azione per il clima.

I progressi per tutti gli altri indicatori, invece, sono attualmente insufficienti.

Per esempio, la riduzione nell’utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica, dovrebbe diminuire molto più velocemente di quanto non succeda attualmente.

La stessa cosa vale per il tasso annuale di deforestazione, che nel 2022 ammontava a una perdita equiparabile a quindici campi da calcio al minuto, e che dovrebbe essere ridotto quattro volte più velocemente.

A questi dati si sommano alcune evidenze inconfutabili, frutto della nostra poca lungimiranza e della nostra scarsa attenzione.

La temperatura globale registrata a luglio è stata la più alta degli ultimi 120.000 anni. Gli eventi meteorologici estremi, invece, incendi, piogge torrenziali, alluvioni, ondate di calore, stanno diventando sempre più frequenti, e rischiano di impattare molto più gravemente sulle comunità vulnerabili e sui Paesi del Sud globale.

Le cose che funzionano

Nonostante la situazione sia molto grave, negli ultimi tempi si sono registrati alcuni miglioramenti che fanno ben sperare, sebbene non siano sicuramente sufficienti per invertire la rotta. Inversione che necessiterebbe di provvedimenti coraggiosi, immediati e lungimiranti.

Entro la fine del 2023, per esempio, il ricorso a fonti di energia rinnovabili, a livello globale, dovrebbe aumentare di circa un terzo, il più grande incremento annuale di sempre.

Il mercato delle auto elettriche, poi, nonostante sia caratterizzato da alcune contraddizioni, sta registrando una crescita molto elevata. A questo proposito, con l’approvazione dell’Inflation Reduction Act, negli Stati Uniti, alcune aziende stanno annunciando l’apertura di numerosi impianti di produzione di energia pulita, che starebbe aumentando e rendendo più sostenibile la produzione di batterie e veicoli elettrici.

I dati satellitari dell’Agenzia spaziale brasiliana, infine, indicano che nell’ultimo anno, nel Paese, il tasso di deforestazione sarebbe diminuito del 30%.

Cosa bisogna fare

Il Rapporto sulla situazione dell’azione per il clima stima che, per invertire la rotta, sia necessario:

  • Eliminare progressivamente l’utilizzo di fonti fossili e aumentare il ricorso a fonti di energia rinnovabile, come il solare ed l’eolico. Entro il 2030, dovrebbero contribuire a un quarto della produzione totale di energia.
  • Espandere la copertura delle infrastrutture di trasporto rapido. Questo equivarrebbe a costruire ogni anno, entro il 2030, sistemi di trasporto pubblico grandi circa tre volte la rete di trasporti della città di New York.
  • Passare a diete più sane e sostenibili, riducendo il consumo di carne a circa due porzioni a settimana negli Stati Uniti, in Europa e in altri Paesi ad alto consumo entro il 2030.

Come dichiarato nell’introduzione del report, per affrontare l’emergenza climatica e le grandi sfide che abbiamo davanti a noi è importante prendere consapevolezza di due cose.

Innanzitutto, il nostro fallimento nell’affrontare il cambiamento climatico: finora non siamo stati in grado di rispondere in maniera sufficiente a questa sfida enorme.

In secondo luogo dobbiamo prendere consapevolezza dei progressi tecnologici esponenziali che abbiamo raggiunto in numerosi settori.

“La finestra per raggiungere i nostri obiettivi climatici”, si afferma nel report, “si sta rapidamente chiudendo. Abbiamo imparato, però, che molte delle soluzioni di cui abbiamo bisogno possono diffondersi anche più rapidamente di quanto abbiamo immaginato in precedenza. Certo, questo è possibile solo se ci dedichiamo completamente a questa sfida”.

E ancora:

Il cambiamento può esserci, ma non avverrà automaticamente, soprattutto nei Paesi e nelle comunità che non dispongono di risorse e capacità tecniche sufficienti. Tali transizioni devono essere alimentate da leadership, politiche e incentivi intelligenti, dall’innovazione, da istituzioni forti e da cambiamenti nei comportamenti e nei valori. Anche se può sembrare difficile, accelerare questi cambiamenti, e farlo in modo equo, non è impossibile. E sebbene la crisi climatica continui a intensificarsi, il futuro sarà deciso da noi.
Non è troppo tardi.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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