Ecco cosa serve, oltre alle buone notizie, per cambiare il mondo dell’informazione

SilvioMalvolti_giornalismo_costruttivo_29marzo2018_1

Circa 17 anni fa iniziava per me un’avventura e non me ne stavo nemmeno rendendo conto. Appena 26enne, frustrato dalla mole di notizie negative che imperavano su giornali e tv, decisi di fare un’esperimento senza alcuna particolare ambizione, se non il desiderio di dare il mio piccolo contributo alla nostra società. Nacque così BuoneNotizie.net, con l’aiuto di un paio di amici, che nel 2002 fu spostato sul .it.

Fu l’inizio di un percorso fatto di alti e di bassi, successi e insoddisfazioni, sotto al quale stava però l’intuizione e il desiderio che, prima o poi, il modo di fare informazione sarebbe dovuto cambiare. Da questa considerazione deriva la tenacia, fino alla testardaggine, di continuare a sperimentare e portare avanti questo lavoro fino ad oggi.

Ma cosa è cambiato rispetto a 17 anni fa? Nel 2008, grazie a studi di psicologia positiva applicata al giornalismo da parte di due ricercatrici, viene coniata la definizione di “giornalismo costruttivo“, ovvero un approccio che ha lo scopo di innovare il mondo dell’informazione attraverso lo sviluppo di metodi e parametri che portino i giornalisti ad inserire all’interno della normale attività redazionale aspetti più positivo-propositivi e maggiormente focalizzati sulle soluzioni, piuttosto che sui problemi.

E’ stato l’inizio di un cambio di rotta che, a 10 anni di distanza, è già stato adottato con successo (ovvero la riconquista della fiducia dei lettori, e quindi dell’audience, e di conseguenza dei ricavi) da colossi editoriali oltreconfine come il New York Times, The Economist, Huffington Post, The Guardian, solo per citarne alcuni.

I Paesi che sono riusciti ad avvantaggiarsi in questi anni, ovvero Stati Uniti e Nord Europa, ora fanno scuola. L’Italia, si sa, è sempre un po’ indietro: parlare qui di “giornalismo costruttivo” solo 4 anni fa, dopo essere stato a Londra con alcuni giornalisti di BuoneNotizie.it ad approfondire questo nuovo approccio, attirava nient’altro che scetticismo e incomprensione.

Sono stati anni di solitudine, come testimonia anche Assunta Corbo in un suo post su Facebook, una delle pochissime voci ad aver toccato l’argomento con i miei stessi risultati, attraverso il suo blog “That’s Good News”. Questa solitudine è finalmente finita, poiché proprio insieme ad Assunta abbiamo dato vita all’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, che vuole diventarne il punto di riferimento in Italia.

Occuparsi infatti solo di “buone notizie” significa essere su un treno già passato, già visto, già sperimentato, che è stato certamente un passaggio fondamentale, e che personalmente non rinnego, oggi evolutosi nel più completo, rigoroso, efficace “giornalismo costruttivo”.

Per questo motivo da oggi anche questo sito, che manterrà il suo nome, cambierà gradualmente linea editoriale, facendo riferimento alle linee guida che presto publicheremo sul nostro nuovo sito GiornalismoCostruttivo.com.

Gli obiettivi dell’Associazione sono molto ambiziosi, e ve li sveleremo poco per volta. Grazie a tutti i lettori per averci dato fiducia ed averci seguito fino a qui. Ora sarà tutta un’altra storia!

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