Sbagliando non si impara: la serendipità si raggiunge cambiando i motti quotidiani

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Sicuramente fa più rumore un albero che cade, ma per il nostro benessere personale e anche per un miglioramento della nostra società, sarebbe bene ogni tanto prestare attenzione anche alla foresta che cresce!“. Questo è uno dei tanti suggerimenti positivi che stanno alla base del nuovo libroSbagliando non si impara” di Michele Dotti, educatore e formatore, attivo da molti anni sui temi dell’intercultura, dei diritti e della pace.

sbagliando non simparaIl libro, in vendita da lunedì 10 febbraio, ha un titolo che va controcorrente e punta a cambiare il paradigma del sentire comune: “Se imparassimo dai nostri sbagli dovremmo già essere tutti perfetti! – ci racconta l’autore – Invece ci ritroviamo a commettere gli stessi errori, giorno dopo giorno, senza neppure troppa fantasia. È dai successi, più che dagli sbagli, che si traggono grandi lezioni e si migliora la nostra vita“.

Dotti, già autore de “L’Anticasta” e di “Non è vero che tutto va peggio”, scritto con l’amico Jacopo Fo, in questo nuovo volume analizza e smonta i luoghi comuni più conosciuti per poi riempirli di significato positivo. È così che nascono «Chi fa da sé fa per sé»,«Ognuno è perfetto» e «Prima il piacere, insieme al dovere», che puntano a sottolineare come la collaborazione e la forza della collettività “ci fanno raggiungere risultati altrimenti impossibili, che la diversità è all’origine della scoperta di se stessi e che i nostri comportamenti possono essere facilmente cambiati se associati a delle esperienze positive”.

Questo non significa che gli sbagli siano inutili, ma che bisogna “imparare a sbagliare“, perché è proprio nel nostro errare, cioè vagabondare senza meta, “che ci imbattiamo in successi e scoperte che cambieranno per sempre la nostra vita, quasi per caso”. È la teoria della serendipitá al centro di questo manuale di positività, secondo la quale si giunge a scoperte inaspettate mentre si cerca in tutt’altra direzione.

Michele DottiNel libro Dotti affronta anche un altro aspetto, quello della “buona informazione”, tema a lui caro che ha già affrontato più volte nel suo blog e nei suoi libri. Nel capitolo dedicato, “Ambasciator porta pena”, Dotti sottolinea come “il ruolo dell’informazione di cui disponiamo, è davvero decisivo. Esso può infatti orientarci all’impegno e alla partecipazione oppure, al contrario, farci rinchiudere in noi stessi e nella rassegnazione“. La maggior parte dei mass-media riporta prevalentemente cattive notizie ed è forse per questo che sono al primo posto nella classifica delle principali cause di ansia secondo Eurodap (Associazione Europea Disturbo da Attacco di Panico). “E’ ampiamente dimostrato – scrive Dotti – quanto le cattive notizie contribuiscano a creare una cattiva predisposizione verso gli altri e situazioni di stress ed ansia, soprattutto in ambito lavorativo, che ci costano non solo in termini di salute ma anche economici. Secondo una ricerca svolta dalla Comunità Europea lo stress ci costava, già nel 2002, ben 20 miliardi di euro all’anno, di cui 4 solo in Italia, circa 80 euro all’anno per ogni cittadino italiano. Che diventano addirittura 200 euro all’anno per cittadino considerando anche i costi indiretti legati a disturbi cardiaci e depressione“.

Al contrario, secondo lo studio ormai celebre del 2011, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Journal of Personality and Social Psychology”, le buone notizie -intese come notizie che presentano atti di coraggio, bontà o esempi positivi da seguire- sono in grado di suscitare emozioni positive e di spingere le persone a seguire gli esempi presentati e addirittura provocare reazioni fisiche tali da lasciare un’impronta duratura capace di influenzarne le azioni future. “Questo fenomeno, che in psicologia prende il nome di elevazione morale, – conclude Dotti –  può provocare cambiamenti comportamentali e predisporci all’empatia e all’interazione sociale. Inoltre, può migliorare il rapporto con sé e con gli altri, con un aumento di stima ed autostima“.

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