La malaria: a sconfiggerla potrebbe essere un pesce

La malaria, flagello degli anni passati, dei tanti anni trascorsi, nonostante i progressi fatti per debellarla, nel mondo non è affatto sconfitta, visto che, ancora uccide, un milione di persone all’anno, soprattutto bambini. Ma oggi, le cose per opporci a questa grave malattia parassitaria provocata dalla zanzara anofele, potrebbero cambiare e, ad aiutarci in questa guerra senza fine, iniziata da oltre un secolo e ancora non conclusasi, potrebbe essere addirittura un pesce.

Appartiene al genere tilapia e si è dimostrato davvero interessato alle larve delle zanzare che trovano il loro habitat ideale, come si sa, nelle acque stagnanti delle paludi e che una volta schiuse e trasformatisi in insetti trasmetterebbero rapidamente la malattia.

L’esperimento è stato condotto in Kenia, dove un gruppo di studio rappresentato da Francois Omlin dell’International Centre of Insect Physiology and Ecology, ha immesso in tre bacini paludosi della zona infestati dalle larve di zanzara, il pesce tilapia del Nilo (Oreochromis niloticus) e ha osservato ciò che accadeva nel tempo.

I risultati non si sono fatti attendere troppo, infatti, dopo circa 5 mesi la quantità di larve era diminuita dell’80%, divorata dal pesce tilapia.

Un successo senza precedenti dunque, ma che trova negli studiosi anche pareri non entusiastici, non perché si voglia negare il successo ottenuto con questi pesci, ma perché resterebbe insoluto un problema non indifferente, ovvero, cosa fare quando le larve si riproducono in piccole cavità quali possono essere gli spazi tracciati da un’orma umana nel terreno riempitasi d’acqua o la cavità di uno pneumatico lasciato abbandonato nelle discariche, tutti luoghi ove, comprensibilmente, non è possibile far vivere alcun’altra forma di vita, figuriamoci un pesce.

In questi casi, concorrono gli entomologi, si dovranno continuare ad utilizzare le normali armi chimiche rappresentate da insetticidi e pesticidi e, dunque, l’utilizzo del pesce tilapia dovrà considerasi complementare agli sforzi finora praticati nella guerra alle zanzare portatrici della malaria. Ciò senza voler assolutamente sminuire una scoperta che, oltre ad essere efficace, è quanto mai ecologica.

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