Il dilemma della privacy nell'era dei social

Lo dice la parola stessa: social, sociale, comunitario, insomma di tutti. Viviamo nell’epoca in cui tutto è social e sembrano non esistere più confini apparenti, neppure l’oceano divide idee e pensieri regolarmente condivisi, gettati nella piazza del web 2.0. Inutile negarlo, parlare di privacy sembra sempre più un controsenso, eppure ancora oggi si cerca di tuelare il concetto di privacy a colpi di denunce, raccolte di firme, leggi più severe e chi più ne ha più ne metta!

I giganti del web (Google, Facebook, Twitter solo per citare i più noti) hanno basato la loro fortuna sul concetto di condivisione e per quanto ancora ci si ostina a gridare allo scandalo milioni di persone ogni giorno salgono nella giostra dei social network, taggano, condividono, caricano, twittano e segnalano. Un controsenso se si pensa che, se si vuole tutelare la propria privacy, basta non pubblicare online foto o dati personali, d’altro canto è anche vero che ogni persona ha il sacrosanto diritto a trasformarsi in utente quando vuole e cercare in rete i biglietti di un concerto, senza poi vedersi arrivare centinaia di mail sulle fiere di paese.

La buona notizia è che sempre più i responsabili dei colossi del web si prodigano per la tutela della privacy degli utenti che a loro volta devono prodigarsi nell’analisi di tutte le alternative e impostazioni possibili per definire il proprio livello personale di privacy. Ma infondo basta cercare in rete per rendersi conto che il modo di autotutelare la pripria identità su internet è a portata di click, forse di troppi click ma infondo questo è il prezzo del biglietto da pagare per stare nella giostra!

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