Il dilemma della privacy nell’era dei social

di 1 Ottobre 2010Ottobre 27th, 2020Società

Lo dice la parola stessa: social, sociale, comunitario, insomma di tutti. Viviamo nell’epoca in cui tutto è social e sembrano non esistere più confini apparenti. Neppure l’oceano divide idee e pensieri regolarmente condivisi, gettati nella piazza del web 2.0. Inutile negarlo, parlare di privacy sembra sempre più un controsenso, eppure ancora oggi si cerca di tutelare il concetto di privacy a colpi di denunce, raccolte di firme, leggi più severe e chi più ne ha più ne metta!

I giganti del web (Google, Facebook, Twitter solo per citare i più noti) hanno basato la loro fortuna sul concetto di condivisione. E per quanto ancora ci si ostini a gridare allo scandalo, milioni di persone ogni giorno salgono nella giostra dei social network, taggano, condividono, caricano, twittano e segnalano. Un controsenso se si pensa che, se si vuole tutelare la propria privacy, basta non pubblicare online foto o dati personali. D’altro canto è anche vero che ogni persona ha il sacrosanto diritto a trasformarsi in utente quando vuole e cercare in rete i biglietti di un concerto, senza poi vedersi arrivare centinaia di mail sulle fiere di paese.

La buona notizia è che sempre più i responsabili dei colossi del web si prodigano per la tutela della privacy degli utenti che a loro volta devono prodigarsi nell’analisi di tutte le alternative e impostazioni possibili per definire il proprio livello personale di privacy. Ma in fondo basta cercare in rete per rendersi conto che il modo di autotutelare la propria identità su internet è a portata di click, forse di troppi click ma infondo questo è il prezzo del biglietto da pagare per stare nella giostra!

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