I giocatori stranieri fanno bene al calcio italiano?

Nei primi anni ’80 quando TuttoIlCalcioMinutoperMinuto trasmetteva in esclusiva emozioni uniche ed irripetibili a migliaia di ascoltatori, il calcio italiano viveva momenti alterni: prima lo scandalo scommesse sembrava avesse rovinato irrimediabilmente tutto il sistema, demolito la credibilità, l’interesse e soprattutto la passione dei tifosi. Poi la vittoria del Mundial di Spagna aveva regalato serate di spensierata allegria, una felicità contagiosa che ci aveva fatto scoprire di essere tutti figli di una sola bandiera.

In questi anni ’80 durante le cronache delle partite, i nostri amati cronisti, da Martellini a Pizzul passando per la voce bassa ed inconfondibile di Sandro Ciotti, incespicavano occasionalmente su qualche cognome straniero, due o tre per squadra non di più, insomma poca roba.

Dalla seconda metà degli anni ’90 la Legge Bossman ha cambiato radicalmente le regole del mercato, oggi infatti ogni squadra italiana può avere in rosa un’infinità di giocatori stranieri. In molti accusano questo modo di fare calcio mercato, molti sostengono che così facendo si perde l’identità nazionale delle nostre squadre, i vivai non crescono come dovrebbero e non c’è più spazio per le giovani promesse italiane, il tutto proprio a danno della nazionale.

Ma è davvero questo il problema? Recentemente il calcio italiano è stato travolto da Calciopoli, sono molte le analogie con la scandalo di 20 anni prima, tutto il sistema italiano è sembrato ancora una volta irrimediabilmente compromesso ed invece abbiamo avuto il coraggio e la forza di rialzare la testa. Nel 2006, come nel 1982, l’Italia del calcio è di nuovo campione del Mondo, nonostante tutto e tutti, nonostante il nuovo mercato ed il numero illimitato di calciatori stranieri presenti nelle rose delle prime squadre e di quelle giovanili.

Il calcio non ha segreti, è sotto gli occhi di tutti. Il calcio, quello vero, è poesia, musica, è fatto di invenzioni capaci di emozionare milioni di persone, indipendentemente dal colore della pelle o dal numero di k presenti sulla maglia.

Non dimentichiamoci mai che è proprio dai migliori che si impara e tutto sommato noi italiani la lezioncina l’abbiamo imparata bene visto che siamo ancora Campioni del mondo, nonostante tutto.

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