L’analisi criminologica moderna si evolve lontano dal gaslighting e dai pregiudizi verso un modello più preciso. Lo fa per superare i limiti dei protocolli burocratici e per garantire una protezione reale. In un periodo in cui la prevenzione della violenza e del bullismo è, insieme agli errori giudiziari, al centro del dibattito pubblico, emerge la necessità di bilanciare l’uso di algoritmi e moduli pre-stampati con un approccio scientifico e terzo. Strumenti come il protocollo SARA-S o la piattaforma ELISA, nati con intenti preventivi lodevoli, necessitano oggi di un’integrazione metodologica che metta al centro la persona e la prova oggettiva.
Il limite dei protocolli e il valore della prevenzione
Il modulo SARA-S (Spousal Assault Risk Assessment) è uno strumento prezioso per valutare il rischio di recidiva nella violenza di coppia. Tuttavia, l’esperienza sul campo mostra che, senza una supervisione criminologica esperta, lo stress di una crisi familiare può essere erroneamente interpretato come un indice di alta pericolosità.
Lo stesso accade in ambito scolastico con la piattaforma ELISA, dedicata al monitoraggio del bullismo. Sebbene sia fondamentale per mappare il fenomeno, il rischio è quello di etichettare prematuramente un adolescente senza l’approfondimento scientifico previsto, ad esempio, dall’art. 90 quater del codice di procedura penale. La sfida costruttiva oggi è passare dal “modulo” alla valutazione multidisciplinare.
Alla scoperta di una checklist di garanzia
Per rispondere a questa esigenza, si sta delineando una proposta operativa basata su elementi pensati per disinnescare i pregiudizi del valutatore e restituire rigore all’analisi criminologica. Innanzitutto la verifica della prova terza. L’indicatore non può basarsi solo sulla narrazione di una parte, ma richiede riscontri oggettivi e testimoni imparziali. L’altro elemento è quello dello smascheramento della provocazione. Accertare se un comportamento sia una reazione indotta da dinamiche di gaslighting e pregiudizi o manipolazione relazionale è fondamentale prima di attivare qualunque rete territoriale. Altro elemento è la neutralità culturale e sociale. Impedire che il credo religioso o la condizione economica diventino, erroneamente, pregiudizi sulla pericolosità sociale è previsto non solo dalla Costituzione ma anche dal buonsenso. L’ultimo, non per importanza, elemento è quello dell’analisi degli interessi. Analizzarli significa identificare chi trae vantaggio da una specifica accusa, specialmente nelle fasi critiche di una divisione familiare.
Verso una giustizia costruttiva
L’introduzione di questa contro-analisi rappresenta un passo avanti significativo per il nostro sistema sociale. Garantire che ogni valutazione sia basata su prove terze e sulla neutralità del metodo significa assicurare che le risorse di protezione, spesso limitate, siano destinate a chi vive una condizione di reale pericolo.
Guardare oltre l’automazione burocratica permette alla Scuola e alla Giustizia di adottare un modello riparativo, capace di proteggere i più vulnerabili senza generare errori giudiziari o’ addirittura frodi processuali. Questa evoluzione metodologica trasforma la prevenzione da un esercizio statistico (come quello sul numero dei femminicidi) a una forma di tutela autentica e scientificamente fondata.