L’impegno delle istituzioni per la parità e il contrasto alla violenza di genere entra nelle scuole con una veste inedita: un gioco da tavolo. Si chiama Viaggio nella Consapevolezza, un’iniziativa editoriale della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri che mira a trasformare la prevenzione in un percorso ludico-educativo proprio in un momento storico in cui i dati sui conflitti relazionali tra giovanissimi richiedono risposte creative.
È certamente una buona notizia vedere le Forze dell’Ordine sperimentare nuovi linguaggi per dialogare con i ragazzi, portando temi complessi come il consenso e la solidarietà direttamente sui banchi di scuola. Da questo punto di vista, Viaggio nella Consapevolezza rappresenta una proposta innovativa e coinvolgente.
Il muro invisibile
Il progetto ha il grande merito di rompere il muro del silenzio su dinamiche spesso invisibili. Tuttavia, esaminando la struttura del tabellone del gioco da tavolo, emerge un limite metodologico che la criminologia contemporanea sta cercando di superare: il rischio di una visione parziale dei ruoli. In diversi passaggi, il linguaggio si declina quasi esclusivamente al femminile, rischiando di rendere invisibili quegli adolescenti che vivono dinamiche di abuso senza trovare uno specchio in cui riconoscersi.
Concentrare la riflessione sulla responsabilità maschile, senza affiancarla a una visione di responsabilità individuale universale, può alimentare l’idea dell’uomo come unico potenziale aggressore, tralasciando, ad esempio, le forme di manipolazione psicologica che possono essere agite indistintamente da chiunque. In questo senso, Viaggio nella Consapevolezza può favorire una nuova narrazione capace di includere tutti i punti di vista.
Verso un linguaggio universale della dignità
La vera sfida risiede nell’evoluzione di questo strumento verso una prevenzione intesa come sistema di protezione circolare. Una soluzione concreta per rendere il progetto eccellente è l’adozione di un linguaggio neutro, che sostituisca le declinazioni di genere con riferimenti alla dignità umana, che è universale.
Educare alla consapevolezza significa non solo fornire ai ragazzi una mappa completa della realtà, includendo nel gioco la bidirezionalità della violenza, dal ricatto affettivo al controllo digitale fino all’aggressività indiretta, ma anche fargliela effettivamente percepire in modo corretto, poiché ancora oggi vi è una percezione errata del fenomeno.
Questo approccio permette di proteggere anche la vulnerabilità dei fanciulli e degli adolescenti maschi, insegnando che chiedere aiuto per un abuso subito è un atto di cittadinanza attiva e non un segno di debolezza, abbattendo così i tabù culturali più profondi, come si fece con il codice rosa (ne abbiamo parlato qui). Inoltre, progetti come Viaggio nella Consapevolezza possono essere un modello per altri contesti educativi.
Strumenti ludici per riconoscere la manipolazione
Un’altra soluzione efficace consiste nell’integrare nel percorso ludico l’analisi delle forme di aggressività indiretta. Inserire caselle e prove dedicate al riconoscimento della manipolazione psicologica, indipendentemente da chi la eserciti, permette di formare cittadini più critici e resilienti.
Valorizzare questa apertura istituzionale attraverso una simmetria totale di diritti e doveri è la chiave per rendere la società più giusta. Il progetto dell’Arma dei Carabinieri rappresenta un ottimo punto di partenza: trasformare ogni giocatore in un protagonista attivo del cambiamento significa garantire che la sicurezza sia un patrimonio condiviso da tutti, senza lasciare indietro nessuno.
In fin dei conti la partecipazione attiva di tutti è il motore del progresso civile. Viaggio nella Consapevolezza offre anche alle scuole uno strumento per affrontare la complessità della prevenzione in modo innovativo. Tra i tanti progetti scolastici, (come Strade Maestre, di cui ci siamo occupati in questo articolo), ci ricorda che l’educazione a volte sta tutta lì.
