Il 56imo rapporto sulla situazione sociale del Paese redatto dal Censis è uno strumento molto importante per farsi un’idea delle condizioni del Paese e delle collettività che lo abitano.

Il rapporto è un testo di più di 400 pagine che prende in esame moltissime voci tra cui formazione, lavoro, welfare e salute, territori e reti, economia, comunicazione, governo, sicurezza e cittadinanza.

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Il quadro dipinto nelle considerazioni generali e nella prima parte in cui si descrive “la società italiana al 2022” risulta sicuramente problematico e, a tratti, sconsolato. In generale si parla di una diffusa stanchezza e impotenza percepita da parte dei cittadini che nonostante riconoscano le ingiustizie subite non hanno più la forza e la volontà di mobilitarsi per cambiare lo status quo.

Benché, sia chiaro, le preoccupazioni sono reali e fondate, leggendo attentamente il report si possono trovare anche dei segnali positivi che è importante portare alla luce.

Consapevolezza e sostenibilità 

In generale, se è vero che spesso tutto ciò non sfoci in rivendicazioni generali, c’è una grande consapevolezza da parte della cittadinanza sulle diseguaglianze che affliggono il Paese. Tra “gli eccessi più insopportabili” ci sono sicuramente quelli legati alle disparità salariali che affliggono il Paese, come quelli tra dipendenti e manager (87,8%).

Il report, inoltre mette in luce come la retorica del capitalismo incentrata sull’idea del sacrificio per il guadagno e i soldi come simbolo di status sociale, stia incontrando una perdita netta di consenso. In una percentuale molto sostanziosa, gli italiani non sono più disposti a fare sacrifici per azioni legati ai consumi come mettere in pratica indicazioni di influencer, celebrities ed esperti oppure per vestirsi secondo i canoni della moda e acquistare prodotti di prestigio. Nel 36,4 % dei casi non sono disposti a sacrificarsi per fare carriera nel lavoro o guadagnare di più.

Sicuramente, come dice il rapporto Censis, questo è il frutto di un sistema economico instabile (viste le tante crisi in corso) e che ha deluso la maggior parte di noi. D’altro canto però è importante riconoscere che questi dati dimostrano un cambiamento di approccio rispetto ad un sistema economico riconosciuto come insostenibile. Soprattutto se si lega questo dato al fatto che sempre più persone temono che il pianeta e la vita umana possano finire a causa del riscaldamento globale, dell’inquinamento dell’ambiente o di devastanti eventi atmosferici. In altre parole, la perdita di attrazione verso le leggi di una società consumistica è dettata anche da una maggior consapevolezza della situazione ambientale e climatica del paese e del mondo.

Tutti questi dati ci danno la sensazione che gli italiani sappiano bene quello che non funziona – soprattutto in una prospettiva di sostenibilità futura – ma che ancora non abbiano trovato una spinta verso l’azione e il cambiamento.

La Sicurezza nel Rapporto Censis

Il rapporto, inoltre, mette in luce un collegamento molto interessante tra sicurezza percepita e reale. In Italia, infatti, negli ultimi dieci anni i reati sono diminuiti del 25,4%. Questo riguarda sia le rapine che i furti, ma in modo particolare sono calati drasticamente i reati più efferati come gli omicidi che sono passati (come ci dice un’altra fonte, ovvero la Corte di Cassazione) da 2.000 a 300 annui in una trentina d’anni rendendo l’Italia il Paese europeo con il tasso migliore dopo Svizzera e Norvegia. La nostra capitale, Roma, è addirittura la seconda capitale europea più sicura dopo Madrid.

Tutto questo però sembra scontrarsi profondamente con la percezione del 51,7% di italiani che come paura principale identifica quella di rimanere vittima di reati e furti.  Una percentuale maggiore rispetto a quelli che come principale timore hanno quello di perdere il lavoro (47,6%)  

La spiegazione di queste paure non può essere sicuramente semplificata ed esaurita solo attraverso l’utilizzo di dati, però è significativo ricordare che in questa dinamica la rappresentazione mediatica spesso ansiogena di ciò che succede nel nostro paese gioca una parte importante. Il Censis riporta infatti che ben il 61,8% degli italiani dichiara di provare ansia rispetto al flusso continuo di notizie di tv, radio, giornali e social network. Questo ci ricorda come sia importante per il mondo dell’informazione riconoscere il proprio ruolo e impatto per agire di conseguenza.

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Camilla Valerio

Mi piace scrivere di diritti, sport, attualità e questioni di genere. Collaboro con il Corriere del Mezzogiorno e scrivo per BuoneNotizie.it grazie al progetto formativo realizzato dall'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.

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