Un mondo di consumatori sempre più responsabili. Grazie al passaparola.

By 12 Giugno 2013 Ambiente, In evidenza

Una persona responsabile che compie scelte in linea con i propri principi etici, fortemente attenta alla salute e alla sicurezza, impegnato nella tutela dei propri diritti, dal diritto di essere informato a quello di vivere in un ambiente sano: è questo l’identikit del nuovo consumatore e sono queste le preoccupazioni che, chi fa impresa, deve (o dovrebbe) tenere a mente nella definizione delle proprie strategie di conquista del mercato. Anche in epoca di austerity economica. E’ quanto emerge da una recente ricerca condotta dall’agenzia CONE Communications/Echo su 10.000 consumatori in 10 paesi del mondo.

I consumatori non hanno smesso o (a seconda della loro ubicazione geografica) hanno iniziato a chiedere alle imprese di assumere un ruolo attivo nella soluzione dei problemi sociali e ambientali più urgenti. Il rischio, per chi non dimostra di avere la capacità di rispondere a questa aspettativa, è molto più alto della propria reputazione.
Il 93% degli intervistati si dichiara più fedele all’azienda che attua politiche di responsabilità sociale e l’87% tiene in considerazione i comportamenti dell’impresa quando decide di acquistare i suoi prodotti. 9 intervistati su 10 dichiara infatti di essere pronto a non acquistare i prodotti delle aziende ritenute colpevoli di comportamenti irresponsabili in particolare verso l’ambiente e i diritti umani. E grazie ai social media i cittadini di tutto il mondo hanno accesso, come mai prima d’ora, alle informazioni sul comportamento delle imprese: il 62% degli intervistati utilizza la rete per informarsi sulle politiche di CSR (Corporate Social Responsibility).

Definita nel 2011 dalla Commissione europea come “la responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”, la CSR è ancora oggi un motivo di forte attrazione del consumatore verso il mondo delle aziende. E sbaglia chi pensa che nel tempo della crisi, la CSR non rappresenti più un elemento di vantaggio industriale. Anche nella disillusa e acciaccata Europa.
Secondo la ricognizione di CONE, per quanto esistano significative differenze nell’attitudine tra i consumatori di un paese all’altro, sempre più persone dichiarano di utilizzare le nuove tecnologie per interfacciarsi con le aziende, influenzarne le scelte e informarsi sulle loro politiche di sociali.

Grazie dunque agli sviluppi in chiave social dei flussi di comunicazione, gli individui cercano e condividono le preoccupazioni sociali, rivendicando un ruolo assolutamente attivo e centrale nel mercato.
Non più dunque automi sedotti e ammaliati dall’abilità del linguaggio pubblicitario, ma megafoni propagatori, nel bene e nel male, di notizie legate alle imprese e alle loro esternazioni.

Certo, nei mercati con economie emergenti come Brasile, India e Cina i cittadini nutrono una maggiore entusiastica speranza verso la responsabilità sociale di impresa e sono maggiormente propensi ad impegnarsi attivamente nel supportare le aziende che dimostrano tale preoccupazione. Mentre, i cittadini d’Europa hanno un approccio più freddo e distaccato nei confronti della CSR percepita come semplice risposta delle imprese ad obblighi di carattere legislativo.

Tuttavia, è la consapevolezza del consumatore di influenzare le scelte e i comportamenti delle aziende che definisce i nuovi parametri della responsabilità aziendale. Il 22% dei consumatori ritiene che le aziende abbiano avuto un impatto decisamente positivo sulle questioni sociali e ambientali mentre il 27% crede che i consumatori stessi possano avere un notevole impatto positivo attraverso i loro acquisti.

Di questo e molto altro si parlerà nel Salone della CSR e dell’innovazione sociale (1 e 2 ottobre 2013 – Università Bocconi) che Milano si prepara ad accogliere. Il salone, il primo e più grande evento in Italia sull’evoluzione della responsabilità sociale d’impresa verso scenari sempre più innovativi e sostenibili, sarà declinato in otto tematiche importanti: alimentazione, ambiente, casa, comunicazione, economia, lavoro, moda, salute.

Sottovalutare l’impatto che atteggiamenti di responsabilità aziendale hanno sugli individui, equivale a sottovalutare la sensibilità e la capacità di orientarsi nel mercato dei consumatori. Un grave errore per chi può e deve fare la differenza, una grande opportunità per chi saprà coglierla.

Leave a Reply