Kosovo tra autodeterminazione e strumentalizzazione

di 22 Febbraio 2008Marzo 5th, 2017Attualità

La scena, non c’è che dire, è di quelle che, immortalate da una macchina fotografica, potrebbe andare ad occupare i libri di storia dei nostri figli e rimanere impressa più di mille parole. Abbiamo vissuto la giornata di domenica, al di là del disaccordo o consenso a ciò che stava accadendo, come si vive una giornata speciale. Come quando nei telegiornali assistevamo a quelle migliaia di giovani che, insieme ai militari in divisa, buttavano giù a colpi di piccone un muro che rappresentava il punto in cui il loro futuro andava ad infrangersi. Era il 1989. Come quando nella ormai famosa piazza Firdaus i “liberati” iracheni buttavano giù la statua di Saddam Hussein in segno di fine dell’oppressione. Era il 2003. E poi eventi come l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’Est, il 1 gennaio 2004, e le scene di giubilo nelle strade di Bucarest, Praga, Budapest, Lubjana… E noi sempre a casa, sul divano, a guardare e a farci commuovere, a ridere di gioia, di curiosità, magari anche invidiosi, oppure a volte arrabbiati e scontenti, non importa. In ogni caso emozionati da cambiamenti epocali che, in qualche modo, in un mondo globalizzato, ci appartengono ed hanno delle ripercussioni su di noi.

Ebbene, domenica toccava a Pristina, capitale dell’autoproclamato nuovo Stato del Kosovo, resosi indipendente dalla Serbia. Cosa pensare? Felicità perché è stata rispettata l’autodeterminazione dei popoli, come da sempre tutti vorrebbero? Contentezza per la “liberazione” della minoranza albanese dal giogo di Belgrado? Ma è proprio così? O piuttosto rammarico per non essere riusciti, in quanto Unione Europea, a far sì che lo stesso risultato fosse raggiunto ma non in maniera unilaterale, bensì attraverso il dialogo? Per aver dato ancora una volta l’impressione di essere divisi, con Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia che riconoscono il nuovo Stato e Spagna, Grecia, Macedonia, Romania e Russia che non lo riconoscono? Madrid teme le ripercussioni sulla questione basca, la Grecia teme per le minoranze macedoni che potrebbero fare come il Kosovo, e così Cipro ha paura perché la parte Nord dell’isola, turca, potrebbe agire allo stesso modo. La Bosnia ora trema per le mire secessioniste della Repubblica Srpska, a maggioranza serba, Mosca minaccia di fomentare l’indipendentismo dell’Abkhazia e dell’Ossezia dalla Georgia… E così via.

Giochi geopolitici, strategici ed economici troppo più grandi di noi. Gli USA hanno l’interesse a difendere il diritto di indipendenza del Kosovo per controbilanciare la situazione nei Balcani, quanto mai sotto l’influenza dei gasdotti russi. Chi è favorevole lo fa per propri interessi e chi è contrario anche, come abbiamo visto. Così i caroselli di Pristina rischiano di diventare il walzer delle grandi potenze mondiali. Nel frattempo vengono infranti il diritto internazionale e le risoluzioni dell’ONU (non può nascere uno Stato in questa maniera). Non so se la nascita del Kosovo come Stato indipendente sia una buona o una cattiva notizia. Rimane storia, e la storia mi appassiona. Spero solo che prima o poi verrà messa in atto quella regola fondamentale che dice che la storia insegna. Per non sbagliare in futuro.

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