Svizzera: paradiso fiscale sì, ma contro la corruzione

di 22 Febbraio 2008Economia

Da qualche anno la Svizzera ha deciso di trasformare la propria reputazione di forziere bancario degli affari (anche quelli loschi) di mezzo mondo, a quella di modello alla lotta contro l’iniquità e l’illegalità finanziaria. In che modo? Sequestrando i profitti rivelati illeciti da indagini condotte per conto proprio e restituendole ai paesi di origine. Esempi illustri ne hanno fatto le spese: tra questi, l’Italia ha beneficiato per 14,4 milioni di dollari, dovuti soprattutto a proventi mafiosi e a tangenti dei tempi di Mani Pulite.

La maglia nera va di diritto al dittatore nigeriano Sani Abacha, al potere per 5 anni dal 1993, che ha svuotato le casse dello stato africano per depositarle direttamente nel proprio conto in Svizzera e in vari paradisi fiscali del globo: 700 milioni di dollari il maltolto restituito.

La filosofia di fondo che anima la svolta svizzera, è la considerazione che i profitti nella gestione di denaro illecito sono molto inferiori al danno che una banca può subire alla propria immagine e reputazione nei casi di esempi sopra descritti. Inoltre, e non per ultima, la lotta a questi tipi di corruzione aiuta lo sviluppo umanitario mondiale, nel solco della pacifista tradizione elvetica.

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