Risoluzione ONU contro lo stupro di guerra

di 23 Giugno 2008Marzo 5th, 2017Attualità

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la risoluzione 1820, sponsorizzata da oltre 30 paesi tra cui l’Italia, che classifica lo stupro come un’arma di guerra. Con questa importante decisione il Consiglio chiede la fine delle violenze sessuali contro i civili, pratica tristemente diffusa nelle zone di guerra. Si tratta di una risoluzione di portata storica, similmente alla risoluzione con la quale pochi mesi fa l’ONU ha chiesto una moratoria internazionale riguardo alla pena di morte.

Anche le organizzazioni di tutela dei diritti umani hanno espresso parere favorevole, e in particolare per l’organizzazione non governativa Human Rights Watch si tratta di un “atto storico”. Infatti, l’umanità è costellata da tristi vicende di violenze perpetrate in teatri di guerra. In un percorso storico, si inizia dagli stupri effettuati già in epoca romana e greca, alle violenze praticate nella seconda guerra mondiale dalle truppe marocchine al seguito degli Alleati nella riconquista del territorio italiano. Per arrivare, infine ai giorni nostri, con la tragedia delle guerre nella ex Jugoslavia, nelle quali la violenza veniva praticata a scopo prettamente razzistico e di odio etnico.

Nel documento, questa vera e propria tortura viene definita come una tattica di guerra “per umiliare, dominare, instillare paura, cacciare e/o obbligare a cambiare casa i membri di una comunità o di un gruppo etnico”. Il testo, inoltre, minacciando di portare i colpevoli di fronte alla Corte penale internazionale de L’Aja (Cpi), chiede “a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata della violenza sessuale contro i civili”.

Importanti, a margine del dibattito sono state le dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, per il quale questi efferati episodi hanno ormai raggiunto “proporzioni inaudite”, ed è quindi necessaria un’azione di lotta e repressione. Si tratta, quindi di un’importante presa di posizione dell’ONU, con la quale si auspica un futuro nel quale la barbarie della guerra non finisca per investire, come è stato finora, gli elementi più deboli e indifesi della società umana.

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