Giovani, 220 milioni di euro per combattere la disoccupazione

di 16 Maggio 2012Marzo 5th, 2017Attualità

Dopo le misure di austerità, si iniziano ad intravedere le prime misure per favorire la crescita, almeno per quella parte d’Italia – il Sud – storicamente più in difficoltà. Il governo Monti, nel consiglio dei ministri di venerdì scorso ha, infatti, annunciato la riprogrammazione dei fondi comunitari per il mezzogiorno. Tali fondi andranno a sostenere imprese e giovani, a favorire l’inclusione sociale (con particolare attenzione a bambini ed anziani) ed a valorizzare i poli culturali del Sud.

I fondi comunitari da riprogrammare ammontano ad un totale di 2,3 miliardi di euro, che serviranno all’incremento degli asili nido e dell’assistenza domiciliare agli anziani, e al miglioramento dello stato di conservazione del patrimonio artistico, con conseguente valorizzazione ed aumento della competitività in chiave turistica.

Nell’attuale contesto di profonda difficoltà economica, sembrano però fondamentali gli interventi dedicati espressamente ai giovani. A loro sono destinati 220 milioni di euro suddivisi fra il Ministero dell’Interno, Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica) e Ministero dello Sviluppo economico, in base a diversi progetti che vanno dalla lotta alla dispersione scolastica ai finanziamenti per l’imprenditorialità giovanile.

50 milioni di euro sono espressamente dedicati alla creazione di opportunità di formazione professionalizzante, “in favore dei giovani oltre i 18 anni, appartenenti  al segmento di coloro che non sono occupati, né inseriti in percorsi di istruzione e formazione”. Inoltre, si legge ancora nella scheda di presentazione delle iniziative, sono previsti “interventi di promozione dell’apprendistato e mestieri a vocazione artigianale, attraverso incentivi alle assunzioni e strumenti volti a favorire la formazione on the job”.

Una delle voci di spesa più importati, infine, è il progetto “Competitività e innovazione delle imprese” con 900 milioni di euro destinati a Calabria, Puglia, Campania e Sicilia, attraverso i quali si prevede anche una ricaduta positiva sulle “condizioni di vita dei cittadini, grazie alla diffusione di tecnologie e metodi che rispondano alle grandi sfide dell’innovazione sociale”.

 

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