Il premio Nobel per la Letteratura 2020 alla poetessa che rende l’esistenza individuale, universale.

 

Louise Gluck vince il Premio Nobel alla Letteratura 2020: si tratta della prima poetessa americana che riceve l’ambito riconoscimento, terza scrittrice americana dopo Pearl S. Buck (1938) e Toni Morrison (1993) e, sedicesima donna nella storia del premio. La motivazione espressa dall’Accademia svedese recita: “per l’inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende l’esistenza individuale universale”, quale poetessa “chiarificatrice” che ci aiuta a esplorare il mondo attraverso l’interiorità delle sue liriche.

Chi è Louise Gluck, premio Nobel per la letteratura 2020

Nata nel 1943 a New York da una famiglia di ebrei ungheresi, la Gluck è cresciuta a Long Island, ma attualmente vive a Cambridge, dove insegna inglese presso la Yale University. In un’intervista per la rivista Poets and Writers, ha parlato dell’equilibrio tra la sua vita e il lavoro, sostenendo che si deve vivere la propria vita se si ha intenzione di fare un lavoro originale, perché “il tuo lavoro uscirà da una vita autentica, e se reprimi tutti i tuoi impulsi più appassionati al servizio di un’arte che non si è ancora dichiarata, stai commettendo un terribile errore”, alludendo al blocco dello scrittore vissuto durante la giovinezza e, successivamente superato con l’assunzione come docente universitaria.

La poetessa laureata che insegna l’ottimismo con la poesia

Punta di diamante per la letteratura americana contemporanea (Premio Pulitzer 1993, Poeta Laureato 2003, National Book Award 2014), nel 2015, l’allora presidente Barack Obama l’ha onorata con la National Medal of Arts and Humanities, affermando che le sue poesie indagatrici catturano il tranquillo dramma della natura e le tranquille emozioni della gente comune. In Italia, pressoché sconosciuta, ha rappresentato l’orgoglio dell’editoria indipendente, infatti le sue raccolte “Iris selvatico” e “Averno” furono pubblicate rispettivamente da due case editrici indipendenti (Giano – non più in attività – e Dante e Descartes, con sede a Napoli).

Il traduttore italiano della poetessa, il Prof. Massimo Bacigalupo su The Atlantic ha sottolineato il modo con cui la Gluck ritorni all’inizio delle cose (una storia, un mito, un matrimonio, un infanzia, ecc…) senza disperazione, utilizzando l’ottimismo, nonostante la consapevolezza della tristezza che verrà. Le sue poesie, afferma Bacigalupo, testimoniano “il voler essere sorpreso” che in qualche modo continua anche quando il finale è già noto.

Il mito come cura dell’anima

Quella della Gluck, è l’ennesima conferma di come la letteratura possa essere terapeutica, affrontando temi diversi (amore, perdita, desiderio, bellezza) che “indossano l’abito specifico della […] vita mentre trasformano la quotidianità in qualcosa di mitico”, come afferma la prof.ssa Erica Mc Alpine dell’Università di Oxford.

Dello stesso parere José Vicente Quirante Rives, che cura la postfazione della raccolta “Averno”, un’interpretazione visionaria del mito della discesa di Persefone agli inferi nella prigionia di Ade, il dio della morte. Rives infatti afferma che la Gluck ascolta la natura per silenziare la violenza della sua mente, dimostrando che raccontare il dolore può alleviarlo.

La sua voce poetica è stata paragonata a quella di Emily Dickinson: uno dei suoi componimenti, ‘Bucaneve’, è dedicata alla vita che rifiorisce dopo l’inverno:

“Non mi aspettavo di sopravvivere
la terra mi sopprime. Non me lo aspettavo
di svegliarmi di nuovo, sentire
nella terra umida il mio corpo
in grado di rispondere di nuovo, ricordando
dopo tanto tempo come rivivere
nella luce fredda della prima primavera
“.

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