La proroga dello stato di emergenza Covid rende il lavoro agile ancora obbligatorio per alcune categorie

 

Lo smart working è una modalità di lavoro, riconosciuta dal Governo nel 2017 e caratterizzata da «assenza di vincoli orari o spaziali. Stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro». Oggi – più di allora – il lavoro agile si rivela indispensabile per fronteggiare la pandemia.

La proroga dell’emergenza da coronavirus prevista fino al 31 gennaio 2021 ha convinto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a prolungare di oltre un mese la procedura semplificata per il lavoro agile. Procedura che avrebbe avuto fine lo scorso 15 ottobre, e che detta l’obbligo di smart working ai professionisti in “difficoltà di rientro in ufficio“. È il caso dei lavoratori con a carico figli minori di 14 anni in quarantena o dei diversamente abili.

Cosa prevede il lavoro agile semplificato?

La procedura semplificata per lo smart working – in vigore fino al 31 dicembre – riguarda principalmente la categoria genitori/lavoratori conviventi con minori di 14 anni in quarantena. La prestazione di lavoro in questo caso rimarrà in modalità agile per tutto il periodo corrispondente la durata della quarantena del figlio.

L’isolamento domiciliare dovrà essere riconosciuto dal Dipartimento di prevenzione della ASL del territorio, nel caso in cui il contagio del minorenne a carico si sia verificato in ambiente scolastico. Tuttavia, se la modalità di lavoro agile non potrà essere garantita dal genitore/lavoratore, questi avrà un’indennità pari al 50% della retribuzione.

Le categorie “deboli” individuate dal Governo – quelle, cioè, che necessitano maggiormente del beneficio dato dal prolungamento dello smart working – riguardano i disabili (legge 104/92), gli immunodepressi, gli affetti da patologie oncologiche e le donne in gravidanza. Queste categorie dovranno presentare ai datori di lavoro una certificazione sanitaria specifica per poter usufruire della proroga.

Altra categoria che beneficia della formula semplificata è quella dei dipendenti pubblici i quali, insieme a gran parte del terzo settore, possono permettersi di continuare il proprio lavoro da casa o in altro luogo fuori dall’ufficio. Cosa che sembra giovare molto alla produttività (che pare sia aumentata) e ai costi.

Cosa accade dal 1° gennaio

Scaduta la proroga fino al 31 dicembre 2020, per poter usufruire della modalità smart working, il lavoratore dovrà siglare un accordo col proprio datore di lavoro per definire la quantità di giorni a settimana svolti in smart working, gli orari di disconnessione, il calcolo di eventuali straordinari e gli strumenti consentiti (come anche la condivisione di dati).

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