Oggi ci sono aerei che sganciano bombe e altri che portano salvezza (o perlomeno provano a farlo). Si tratta dei canadair, veri protagonisti della lotta per contrastare gli incendi estivi, in questi mesi contraddistinti da una crescente aridità climatica. Basti pensare alla Grecia e allo stato di emergenza che, tuttora, è costretta ad affrontare. O alla Sicilia, la quale si trova anch’essa – con l’aumento della siccità – a lottare contro le fiamme. L’Italia infatti – avendo una superficie coperta per il 30% da boschi – deve far fronte con frequenza a simili situazioni. Perciò essa dispone di una tra le più grandi flotte di aerei canadair del mondo. Ed è dunque riconosciuta – a livello di competenze – come centro di eccellenza nella lotta agli incendi. Del resto, quando il fuoco divora un bosco con rapidità, solo i mezzi come questi sono in grado d’intervenire in zone altrimenti difficili da raggiungere.

Un mezzo di soccorso a lungo sottovalutato

In Europa gli aerei antincendio si chiamano “canadair” dal nome dell’omonima azienda canadese che per prima li commercializzò. Tuttavia – anche se oggi è difficile da immaginare – si trattò di un’invenzione a lungo sottovalutata. Da quando vennero lanciati sul mercato, nel 1969, se ne costruirono solo 220 esemplari. Al punto che, nel 2015, a causa dei pochi ordini ricevuti, si decise di smettere di produrli.

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Nonostante ciò – con un clima che si faceva sempre più secco –, in pochi anni si rese necessario un potenziamento degli strumenti per contenere gli incendi estivi. Nel 2022 la produzione dei canadair è ripartita, e sei paesi dell’Unione Europea hanno ordinato ventidue nuovi velivoli. Solo in Italia, nello stesso anno, questi aerei hanno dovuto fronteggiare ben 2.200 incendi, sganciando oltre 153 milioni di litri d’acqua.

“Bombardieri d’acqua” contro gli incendi estivi nel Mediterraneo

Il canadair è un aereo anfibio utilizzato perlopiù per spegnere gli incendi nei territori boschivi, prelevando acqua dal mare o dai laghi. È in grado di caricare – in appena dodici secondi – seimila litri d’acqua. Per effettuare l’operazione, il velivolo diminuisce la propria velocità abbassandosi sull’acqua. Questa viene caricata mentre il mezzo è in corsa, attraverso l’apertura di due prese sul retro. Ogni aereo può raggiungere anche sei ore di autonomia, volare per tre ore e sganciare nove carichi d’acqua.

Simili caratteristiche rendono essenziale tale mezzo di soccorso nel bacino del Mediterraneo. Gli aeroporti, infatti, non sono in gran numero, e si trovano distanti l’uno dall’altro. Inoltre, le qualità del territorio non permettono di fare operazioni con aerei troppo grandi. Quest’anno la stessa Unione Europea – che li ha sempre noleggiati dai singoli Paesi – ha deciso di ordinare in proprio altri dodici canadair. Essi saranno disponibili nel 2027.

Gli incendi estivi in Italia: una sfida continua

In tutta Europa, in questo 2023, è bruciato quasi il 30% in più di terra rispetto alla media annuale. Per quanto concerne l’Italia, solo a luglio i canadair hanno totalizzato circa ottocento ore di lavoro. Alla luce di questa realtà, l’addestramento dei piloti non si ferma neppure durante l’inverno – aspettando, come sempre, la sfida degli incendi estivi.

L’efficiente (e quotata) flotta italiana è impiegata dalla Protezione Civile e dai Vigili del Fuoco. Ne fanno parte diciotto velivoli, e può contare su un organico di cento piloti. I velivoli decollano da basi stagionali, di scalo o permanenti: queste ultime si trovano a Genova, Roma e Lamezia Terme. Vicino alla Capitale c’è uno dei pochi centri di addestramento nel mondo per piloti di canadair; mentre l’unico simulatore di volo relativo a questi aerei si trova a Milano.

Tuttavia, per chi guida questi apparecchi, non contano solo gli aspetti tecnici, ma anche quelli psicologici. Lo ha spiegato con chiarezza il comandante Giulio Fini – pilota di canadair e AD di Avincis Italia, società che gestisce la flotta italiana. “Prestiamo molta attenzione ai livelli di esaurimento dei piloti, che devono lavorare in condizioni molto tese e in un ambiente difficile per lunghi giorni” afferma il comandante. Perfino il piano dietetico dev’essere studiato per le lunghe (e calde) giornate di lavoro.

Soccorso contro gli incendi estivi

Per contenere gli incendi estivi non servono soltanto i mezzi di soccorso, ma anche la conoscenza del territorio. Fonte: Unsplash

L’importanza delle risorse umane e delle conoscenze

Da quanto detto emerge non solo il ruolo essenziale, nella lotta contro gli incendi, delle risorse umane. Chi si occupa di prestare “soccorso” al territorio è tenuto, innanzitutto, a conoscerlo bene. Dice ancora il comandante Fini: “Sapere che tipo di verde sta alimentando l’incendio, così come il tipo di terra che le fiamme stanno bruciando, ci aiuta a capire come si svilupperà il fuoco”. Anche conoscere bene la disposizione del terreno, o la direzione del vento, ha molta importanza. Serve infatti a garantire la sicurezza dei soccorritori – specie quando il soccorso viene portato planando dal cielo.

Nel futuro (come nel caso di altre calamità) sarà sempre più importante, per prevenire gli incendi estivi, possedere una buona conoscenza del territorio. I mezzi di soccorso sono certo fondamentali; ma curare il nostro habitat può esserlo altrettanto. Ottenere una maggiore resilienza dei territori – impegnandosi a preservarne la biodiversità – si sta imponendo come una delle soluzioni più urgenti per poter limitare gli incendi nei boschi.

Intanto, l’attività dei piloti di canadair prosegue – oltre che in Italia – in varie zone dell’Europa meridionale, più colpite dai cambiamenti climatici. E in tali luoghi, il ronzio di questi aerei contribuisce non solo a salvare foreste e terreni, ma anche a far sentire le popolazioni meno isolate.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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