A Venezia è stato approvato il nuovo regolamento che disciplina gli accessi alla città a partire dalla primavera prossima. Ma se tutto il mondo è paese anche dall’altra parte si domandano quale soluzioni adottare contro il turismo di massa. Il Monte Fuji, simbolo del Giappone, attrae un afflusso di milioni di turisti e le autorità stanno attualmente valutando strategie per regolare questa affluenza nella prossima stagione.

Il fenomeno dell’overtourism o turismo di massa

Il settore turistico si è riaffermato come uno dei pilastri dell’economia italiana, avvicinandosi rapidamente al recupero dei livelli pre-pandemia. Affinché alcune comunità italiane non siano esposte al rischio di sovrasaturazione turistica, è essenziale promuovere la consapevolezza tra i cittadini e implementare una strategia di tutela del patrimonio nazionale.

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Si parla di overtourism quando si supera la capacità fisica o ecologica di accogliere i turisti in una determinata località. Ma anche quando il turismo di massa compromette la sostenibilità economica e sociale. Tuttavia, l’overtourism può essere il risultato di scelte politiche shortsighted, con amministratori incapaci di gestire efficacemente i flussi turistici con conseguenti impatti alterando le dinamiche tra i residenti e i luoghi in cui vivono.

Un contributo di 5 euro per promuovere la sostenibilità turistica

Anticipato qualche mese fa, lo scorso 5 settembre la Giunta Comunale di Venezia ha dato il via libera all’emendamento che disciplina gli accessi alla città antica e alle isole minori della laguna.

Dalla primavera 2024 sarà introdotto un nuovo sistema della gestione dei flussi come soluzione al turismo di massa. L’obiettivo della soluzione trovata dall’Amministrazione veneziana è quello di disincentivare il turismo in alcuni periodi. La sperimentazione sarà per circa 30 giornate identificate dalla Giunta con un apposito calendario che si concentrerà sui ponti primaverili e sui weekend estivi.

Nella prossima delibera verranno stabilite non solo le date ma anche una serie di dettagli. Queste includono l’esenzione per tutte le isole minori nella Laguna, i periodi di validità del contributo e il suo importo iniziale, fissato a 5 euro. La delibera comprenderà anche istruzioni per la prenotazione obbligatoria, in particolare per alcune categorie di esenzione, tramite sistemi smart e telematici e gli esenti: residenti, i lavoratori (anche pendolari) e studenti.

Un viaggio di soluzioni dall’Italia al Giappone

Anche nelle prefetture di Shizuoka e Yamanashi l’amministrazione locale si trova davanti ad una scelta. Negli ultimi mesi il Monte Fuji è stato visitato da milioni di persone.

Nonostante sia accessibile solo per due mesi la situazione è critica e si parla di misure per gestire il turismo di massa. A luglio del 2023 sono stati circa 65mila gli escursionisti che sono arrivati in cima, il 17% in più rispetto al 2019.

Per gestire l’afflusso di visitatori, è stabilito un limite massimo di 4.000 escursionisti al giorno per il monte Fuji. Tuttavia, poiché non ci sono cancelli o barriere fisiche per il controllo degli accessi, l’applicazione pratica di questo limite risulta complessa. Per ottenere risultati più efficaci, il governatore della prefettura di Yamanashi, Kotaro Nagasaki, ha avanzato la proposta di vietare del tutto l’accesso dei mezzi al monte, sostituendo la strada con una linea ferroviaria che richiederebbe un biglietto di 10.000 yen (circa 63 euro).

Questo cambiamento mira a scoraggiare una parte dei turisti. Un’altra opzione suggerita da Kiyotatsu Yamamoto, esperto di parchi nazionali e del Monte Fuji presso l’Università di Tokyo, consiste nell’ammettere sull’area del monte solo visitatori che abbiano prenotato un parcheggio o escursionisti che abbiano prenotato un posto in un rifugio. Tutto ciò riflette la necessità di trovare soluzioni creative per affrontare l’overtourism e proteggere le risorse naturali e culturali.

Pagare per visitare una città: è una soluzione valida contro l’overtourism?

La decisione adottata a Venezia ha generato profonde divisioni tra la popolazione e ha portato la città lagunare a diventare la prima in cui si richiede un pagamento all’ingresso, senza alcuna correlazione diretta a un servizio specifico destinato ai visitatori. Questa pratica, tuttavia, non rappresenta un fenomeno isolato. Ad esempio, in Francia, soprattutto a Parigi, è comune l’applicazione di una tassa di soggiorno, mentre simili meccanismi sono presenti in numerose altre località sia al di là delle Alpi che in Italia.

Un esempio di questa pratica in Italia può essere trovato a Civita di Bagnoregio, un piccolo borgo nella provincia di Viterbo, Lazio, che ospita solo sette residenti ma attira un gran numero di turisti. L’amministrazione ha introdotto un modesto ticket d’ingresso di 3 euro durante la settimana e di 5 euro nei fine settimana.

Un altro esempio italiano è rappresentato dall’Isola Bella, situata a Taormina, dove è richiesto un biglietto di 4,00 euro per l’accesso a una parte del sito. Tuttavia, in questo caso, il contributo è destinato a sostenere la conservazione e la gestione di una Riserva Naturale Orientata, differenziandosi dal modello veneziano in cui la tassa d’ingresso non è legata a un servizio specifico ma è richiesta semplicemente per accedere alla città.

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Carlotta Vercesi

Parlo della nostra società e di come essa comunica. Il mio obiettivo è di scardinare la narrazione catastrofista e di raccontare le buone idee senza dimenticare i piani politici, sociali, economici. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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