La cooperazione italiana vive una nuova fase di interesse e dinamismo verso l’Africa. Nel 2014 l’Italia e l’Africa si avvicinano con la promulgazione della nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo, dove la cooperazione stessa diventa parte integrante della politica estera italiana. Iniziano così le prime politiche di cooperazione bilaterale e multilaterale con alcuni stati africani. La cooperazione diventa uno strumento indispensabile per condividere soluzioni ai crescenti problemi globali che si intensificano nel continente africano.

Il rapporto si è poi interrotto con le primavere arabe e il disfacimento della Libia di Gheddafi, focalizzando la politica estera con l’Africa sulla politica di contenimento delle ondate migratorie. Attualmente il governo italiano ha manifestato un nuovo interesse verso l’Africa rafforzato dall’annuncio dell’aumento del budget per la cooperazione allo sviluppo, che passerà da 2,7 miliardi di euro nel 2022 a 3,3 miliardi nel 2023.

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I fattori del rinnovato interesse verso l’Africa

Il primo elemento che ha determinato la nuova attenzione verso il continente è la guerra in Ucraina, che ha incentivato le nuove priorità energetiche che ne sono conseguite. La guerra si è aggiunta ad alcune questioni precedenti : l’aumento delle migrazioni provenienti dal continente, la ricerca di un salto di qualità nelle collaborazioni economiche e negli investimenti nel continente africano, infine l’impegno strategico per cercare di stabilizzare i giovani governi africani tentati dalla scelta autoritaria. Questa rinnovata attenzione è motivata ulteriormente dalla crescente importanza strategica del continente per rafforzare la lotta al cambiamento climatico. Il tentativo attuale da parte di Roma è di costruirsi un ruolo nell’approccio europeo all’interno della partnership con l’Africa.

Il percorso ereditato da Mario Draghi

L’attenzione italiana verso il continente africano dell’attuale governo è legata alla sicurezza energetica posta a rischio dalla guerra in Ucraina e dalla conseguente interruzione delle forniture russe. Nel suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel settembre 2022, l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi inquadrava così le implicazioni del nuovo scenario internazionale: “La guerra in Ucraina ha ridisegnato la geografia energetica e con essa il quadro geopolitico”. Il presidente Draghi ha dichiarato che l’Italia come l’Unione Europea dovrebbe guardare verso Sud, mentre l’Italia potrebbe essere un ponte verso la sponda meridionale del Mediterraneo.

Più recentemente, nel maggio 2023 durante il discorso per la Giornata dell’Africa il ministro degli esteri, Antonio Tajani ha affermato che l’Italia “è un ponte naturale tra l’Europa e l’Africa. Per questo potrebbe diventare un hub energetico nel Mediterraneo, collegando l’offerta africana di energia con la domanda europea”.

I dati dell’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo Italiana

L’Agenzia è un modello impiegato in tutti i principali Paesi europei , il suo compito è quello di svolgere le attività di carattere tecnico-operativo connesse alle fasi di istruttoria, formulazione, finanziamento, gestione e controllo delle iniziative di cooperazione internazionale. In base agli accordi europei ogni Stato si è impegnato a destinare lo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) per le risorse finanziarie alla cooperazione. Purtroppo l’Italia non riesce rispettare questo impegno.

Comunque dai dati dell’Agenzia per la cooperazione dello sviluppo pubblicati nel proprio sito OpenAID – AICS , si ha un quadro di come i fondi sono stati utilizzati nel 2022 per le iniziative a dono realizzate con i paesi subsahariani nei principali settori: il 30,13% per emergenza, il 8,57 % in salute, salute riproduttiva e politiche per la popolazione, il 6,68%  nel governo e società civile, pace e sicurezza, il 6,23% in agricoltura, silvicoltura, pesca e assistenza alimentare, il 4,7% per progetti multi- settoriali, il 3,82% in istruzione e formazione, il 3,22% nelle infrastrutture, servizi, trasporti e comunicazioni, infine il 7,63% in altro.

L’Europa cerca di fare concorrenza alla Cina in Africa

In Africa oltre alle grandi opere infrastrutturali mancano le opere medie, come strade di collegamento, porti e aeroporti, corridoi secondari e la logistica. Bisogna quindi creare i grandi corridoi che dovrebbero collegare l’Africa Atlantica a quella dell’Oceano indiano, la dorsale nord-sud o anche la grande strada costiera dell’Africa occidentale e centrale. Di queste infrastrutture si sta occupando la Cina, ma anche la Commissione europea con il programma Global Gateway lanciato nel 2021, che vuole essere la risposta europea all’attivismo di Pechino in Africa. Il Global Gateway sarà finanziato con 150 miliardi di euro, mobilitando il settore privato per costruire questi corridoi secondari interni. L’Italia potrebbe entrare in questo programma mediante le sue grandi imprese private di trasporto e di grandi opere.

Creare un piano parallelo per costruire strade interne per i migranti

L’Italia potrebbe creare un suo programma parallelo al Global Gateway europeo che lo  affianchi per aggiungere le linee secondarie ai grandi corridoi, che sono proprio quelle che attraversano le aree interne dei paesi africani da dove si muovono i potenziali migranti. Le migrazioni africane sono cambiate con il tempo: prima partivano gli adulti o erano loro a decidere chi dei giovani dovesse farlo. Oggi i giovani con meno di 24 anni sono il 60% della popolazione africana, decidono da soli e si muovono in un primo tempo verso le megalopoli africane da dove poi tentano il grande balzo verso l’Europa.

L’Italia potrebbe adottare un sistema circolare delle migrazioni, dove grazie ad accordi con i Paesi di partenza, possono essere concordati dei flussi di manodopera, basati anche sull’esperienza dei corridoi umanitari ideati dalla Comunità Sant’Egidio, l’unico canale sicuro e legale per giungere in Italia.

L’Africa ha bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno dell’Africa. In quest’ottica, la creazione di un solido partenariato euro-africano è vitale e dovrà avere orizzonti ambiziosi e adeguate risorse. Nella cooperazione tra i due continenti, l’Italia potrà avere un ruolo preminente, grazie alla sua collocazione geografica, che la rende un punto di passaggio naturale al centro del Mediterraneo.

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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