Dinanzi a cambiamenti geopolitici di portata internazionale l’Unione europea non è ancora pronta ad accogliere nuovi membri, sebbene l’allargamento ad altri Paesi sia in cima alle sue priorità politiche. È quanto emerge dal report firmato dal cosiddetto “gruppo dei dodici”, ovvero un team di esperti franco-tedeschi guidati Olivier Costa e da Daniela Schwarzer, pubblicato il 18 settembre.

L’importanza di questo studio consiste nella road map che si propone alle istituzioni europee, per far fronte alle richieste di entrata da parte di Paesi dalla situazione geopolitica assai delicata come l’Ucraina. Per accogliere nuovi Paesi membri occorre riformare i trattati e mettere mano allo stesso funzionamento delle istituzioni europee. Dossier, quest’ultimo, di certo non facile da risolvere, ma che i tempi impongono di affrontare.

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Von der Leyen: l’allargamento dell’Unione europea a nuovi Paesi membri aumenta peso geopolitico

In occasione del suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha affermato che è necessario che l’Unione europea accolga al suo interno nuovi Paesi membri, per acquistare peso geopolitico e capacità di azione.

A tale scopo ha precisato che non sarà necessario modificare i trattati. Infatti, nonostante vadano attentamente studiati i settori d’azione e le conseguenze che avrebbe l’allargamento, vi è necessità di procedere con una certa rapidità.

Posizione che appare, almeno in parte, in contraddizione con quanto sostenuto nel report del “gruppo dei dodici”, in cui vi è scritto chiaramente che l’Ue non è pronta ad accogliere nuovi membri se prima non si interviene nel modificare le istituzioni e i meccanismi decisionali. Dunque, se non si pone di fatto mano alla modifica dei trattati.

Due proposte: clausola passerella e inner circle (cerchio interno)

Nel documento compaiono due proposte che è possibile adottare per facilitare il raggiungimento di questo fine. La prima consiste nell’utilizzo della cosiddetta clausola passerella, prevista dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea, che consente di discostarsi dalla procedura legislativa ordinaria, nell’adozione della quasi totalità degli atti Ue (resta comunque escluso quello riguardante l’allargamento).

Nello specifico, la clausola in questione permette di “passare” da un voto all’unanimità a un voto a maggioranza qualificata. Tuttavia, la sua attivazione dipende comunque da una decisione adottata all’unanimità dal Consiglio dell’Unione (composto dai ministri dei Paesi membri dell’Ue) e dal Consiglio Europeo (composto dai capi di Stato o di Governo dei paesi membri dell’Ue).

La seconda proposta avanzata nello studio franco-tedesco è quella riguardante la costruzione di un’Europa a più velocità, secondo la modalità dell’inner circle (cerchio interno). Si parla infatti di un’Europa “a quattro livelli (cerchi) di integrazione europea”. Un cerchio interno ove l’integrazione è più profonda (spazio Schengen); un cerchio più ampio di membri associati, che comporta la partecipazione al mercato unico e l’adesione all’Unione europea; un cerchio ancor più ampio di membri associati, che prevede la partecipazione al mercato unico e l’adesione a principi comuni, e infine la creazione di una Comunità politica europea (CPE), come livello esterno di cooperazione politica senza la necessità di essere vincolati al diritto dell’Ue.

Un’Unione europea con nuovi Paesi membri, per essere al passo di Stati Uniti e Cina

Occorre ricordare che i Paesi attualmente candidati all’ingresso nell’Ue sono: Albania, Bosnia-Erzegovina, Moldavia, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia e Ucraina. Quest’ultima, insieme alla Moldavia, ha ottenuto lo status di Paese candidato il 23 giugno 2022, sulla scia degli avvenimenti legati alla guerra.

“Se il prossimo allargamento deve avvenire già nel 2030 è essenziale prendere l’iniziativa e avviare quello che sarà un processo lungo e complesso” si legge nello studio. Si aggiunge inoltre che alcune riforme possono essere attuate a breve termine, senza che vi sia la necessità di effettuare modifiche al trattato. Rispetto a quest’ultime, infatti, il compito spetterà alla nuova Commissione che si insedierà nella prossima legislatura (2024-2029).

È evidente, dunque, che la sfida legata all’allargamento dell’Ue debba comportare una rivisitazione della macchina burocratica che l’Unione si è data sino ad ora. In primis perché l’adesione di nuovi Paesi membri non può rallentare o addirittura ostacolare il già difficile e macchinoso andamento dell’Unione.

Secondariamente, per facilitare il cammino di integrazione. In tal senso, la proposta di un’Europa a cerchi concentrici potrebbe contribuire a far sedimentare nelle coscienze il rispetto di un principio di cui l’Ue è stata sempre accusata di voler ostacolare, ovvero il principio di sussidiarietà. L’allargamento potrebbe dunque essere la giusta occasione per rivedere i meccanismi decisionali, rendendoli più snelli, e acquisire peso geopolitico nell’attuale contesto internazionale.

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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