Mercoledì 13 settembre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha tenuto dinanzi alla plenaria di Strasburgo l’atteso discorso riguardante lo stato dell’Unione. Un appuntamento che cade a meno di trecento giorni dalle elezioni europee e che costituisce l’ultimo discorso della legislatura da parte della presidente della Commissione.

Si è trattato di un discorso equilibrato, che si è mosso all’interno del perimetro delle famiglie politiche (popolari, socialisti e liberali) che sostengono l’attuale maggioranza. Per von der Leyen l’Ue ha vinto la sfida con la storia, poiché “rispecchia la visione di coloro che sognavano un mondo migliore dopo la Seconda guerra mondiale”. Spetterà ai giovani nati nel 2008, ossia a coloro che si recheranno alle urne per la prima volta alle prossime elezioni, il compito di dare continuità a ciò che è stato fatto sinora, partendo dalle sfide ambientali, geopolitiche e tecnologiche.

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Il Green Deal europeo fulcro dell’economia

Per Ursula von der Leyen, il Green Deal europeo è un programma la cui ambizione non ha eguali, ma che è estremamente necessario portare avanti. L’obiettivo a cui si intende giungere è quello di trasformare la necessità di proteggere il pianeta in un’opportunità. Secondo la von der Leyen, il successo dell’Ue è quello di essere già riuscito a trasformare l’agenda climatica in un’agenda economica.

Dando così dimostrazione che la decarbonizzazione non è di ostacolo alla modernizzazione. Il Patto verde europeo, a questo proposito, fornisce un quadro di misure a base di incentivi e investimenti che evidentemente da solo non basta, giacché sono gli imprenditori e gli ingegneri a dover poi sviluppare le soluzioni.

Da qui l’importanza di aver dato vita ad una strategia industriale rispettosa delle esigenze ambientali. La sfida più importante da affrontare nei prossimi mesi e negli anni a venire, sarà quella volta al miglioramento del percorso di transizione, al fine di salvaguardare il tessuto industriale.

Lo stato dell’Unione davanti alle sfide globali

Per portare avanti la sfida ambientale non si può però fare a meno di avere una strategia chiara in campo internazionale. “Non abbiamo dimenticato – ha osservato la von der Leyen – il modo in cui le pratiche commerciali sleali della Cina hanno condizionato” l’industria solare, così come il settore dei veicoli elettrici. In questi due campi le prime a rimetterci sono state le giovani imprese europee, che nulla hanno potuto dinanzi alle concorrenti cinesi fortemente sovvenzionate.

Tuttavia, ciò non significa che con il gigante asiatico non possa esservi un dialogo franco e costruttivo, ha osservato la von der Leyen. È essenziale, infatti, “mantenere aperta la porta e della comunicazione e del dialogo con la Cina”.

Un discorso differente riguarda invece il conflitto russo-ucraino, dove l’Europa ha dato prova di grande compattezza e unità geopolitica nel sostegno all’Ucraina, ha rimarcato la presidente. Conflitto che fra l’altro ha contribuito a portare alla destabilizzazione del continente africano. A tal proposito, secondo la von der Leyen, in Africa va subito implementata la “cooperazione con i governi legittimi e con le organizzazioni regionali”.

Magari prendendo ad esempio proprio il partenariato con l’India e i Paesi del Medio Oriente, che ha portato all’avvio del progetto relativo al corridoio economico India – Medio Oriente – Europa, firmato la scorsa settimana a Nuova Delhi. Si tratta del “progetto più ambizioso della nostra generazione”, ha osservato von der Leyen, che fa parte del più ampio piano infrastrutturale denominato Global Gateway (Porta globale).

Lo stato dell’Unione e il Global Gateway

Quando si parla di Global Gateway si allude ad una strategia europea finalizzata alla promozione di connessioni intelligenti, pulite e sicure nei settori digitale, energetico e dei trasporti, al fine di rafforzare i sistemi sanitari, di istruzione e di ricerca in tutto il mondo. Essa costituisce la risposta europea alla Nuova via della seta cinese.

Dall’America latina al sud-est asiatico, passando per l’Africa, questo ampio piano infrastrutturale riguardante settori cruciali, permetterà di migliorare la qualità della vita di molti Paesi, ma anche di investire “nella prosperità e nella sicurezza dell’Europa in un mondo in rapida evoluzione”.

E a proposito di questo tema, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, la presidente von der Leyen si è soffermata in particolare sull’urgenza che le imprese europee possano accedere alle tecnologie chiave. Su questo aspetto vi è in gioco la stessa sovranità europea, poiché “preservare un vantaggio europeo sulle tecnologie critiche ed emergenti” costituisce un imperativo per l’economia e la sicurezza nazionale.

Ciò che è stato fatto sinora e i risultati ottenuti durante i suoi quattro anni di legislatura sono dunque da ritenere positivi, osserva von der Leyen, in quanto hanno dato centralità all’Europa. Spetterà alla presidente del futuro continuare su questa strada, non escludendo altri Paesi che vorranno entrare a far parte dell’Ue, per poter dare ancor più forza e slancio all’unità geopolitica del continente.

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Diego B. Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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