Il 30 gennaio 2024, l’agenzia Transparency International ha pubblicato il rapporto annuale sulla percezione della trasparenza e della corruzione nei vari Paesi del mondo. Tale indice, detto anche CPI (acronimo inglese per Corruption Perception Index), è una classifica statistica che analizza i livelli di corruzione nel settore pubblico. L’Italia per l’anno 2023 si è piazzata bene. Su una scala dove “100” segna il più alto livello di corruzione e “0” il più basso, il nostro Paese si posiziona al 17° posto in Europa e al 42° su 180 nazioni prese in esame, con un punteggio di 56.

Un risultato positivo che registra la sostanziale stabilità del nostro Paese rispetto al 2022, l’acquisizione 3 punti in più rispetto al 2020 e un miglioramento netto paragonato alla media mondiale, passata e attuale. Tutto ciò in un momento storico segnato da conflitti e instabilità economica, che potrebbero indurre l’opinione comune a pensare che i controlli in materia di corruzione siano più deboli. I dati rivelano il contrario.

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La curva in crescita

Il rapporto 2023, oltre ai dati oggettivi di ogni singolo Paese, quest’anno mostra una sintesi dell’andamento degli ultimi dieci anni. Anche in questo caso la classifica indica l’Italia come una delle nazioni più impegnate sul fronte della lotta alla corruzione. L’80% della popolazione mondiale, infatti, a tutt’oggi vive in Paesi con un punteggio al di sotto della media globale. L’Italia, in controtendenza, fa un balzo di 14 punti in più rispetto al 2012.

Non è un dato da dare per scontato.

“In un tempo in cui le guerre e gli altri conflitti internazionali si incancreniscono, (…) qualcuno potrebbe pensare che, allora, la corruzione sia tollerabile e che i controlli possano attenuarsi, ma sbaglia. La corruzione nuoce all’economia e mortifica l’integrità delle persone, in ogni epoca e in ogni contesto. Occorre che la politica e i governi mantengano in cima alla loro agenda i temi della trasparenza e della lotta alla corruzione”.

Così commenta Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia, secondo cui il risultato positivo del nostro Paese è frutto delle misure normative in materia di whistleblowing (le segnalazioni di un dipendente degli illeciti nell’azienda in cui lavora) e politiche in merito agli appalti pubblici adottate in Italia negli ultimi anni.

Il margine di miglioramento

Nonostante l’Italia rientri nella ristretta cerchia dei 28 Paesi dove i livelli di trasparenza sono aumentati, la strada è ancora lunga. Basti dare un’occhiata ai punteggi globali:

Trasparenza e corruzione, CPI 2023

Fonte: transparency.org

Un dato interessante, è il fatto che i risultati migliori si trovino ancora una volta in Paesi in cui la percezione di trasparenza e corruzione si traduce in maggiore fiducia nelle istituzioni e in una sensazione di benessere diffuso da parte della popolazione. La Danimarca è in testa per la sesta volta consecutiva, la Finlandia si conferma da anni come la nazione più felice secondo Esquire. Mentre non sorprende affatto che in fondo alla classifica persistano Paesi in cui l’instabilità politica ed economica ha segnato in senso negativo la popolazione e la sua fiducia.

L’Italia, pur trovandosi in una situazione privilegiata rispetto a quei Paesi, ha un gap importante da colmare con le prime in classifica. Ma proprio le sue criticità sono le soluzioni, come suggeriscono all’unisono Transparency International e ANAC, l’organismo italiano anticorruzione:

  • rafforzare la giustizia, al livello di risorse e indipendenza, un sistema dove il reato spesso resta impunito incentiva nuovi illeciti;
  • creare un sistema di controllo più snello burocraticamente e, quindi, più veloce nell’intercettare e perseguire gli episodi di corruzione;
  • essere trasparenti di fronte alla popolazione, dandogli modo di accedere ad ogni fase delle procedure di appalto.

 

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Andrea Pezzullo

Redattore, autore e conduttore radiofonico. Lo sguardo ben puntato su ciò che succede oggi intorno a noi. Mi occupo di attualità, economia e lavoro. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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