Keir Starmer da ex avvocato specializzato nella difesa dei diritti umani a leader del partito laburista, il 5 luglio è diventato il primo ministro del Governo inglese. La Gran Bretagna è tornata ad affidarsi al partito dei laburisti dopo 14 anni di governo dei conservatori. Sin dai suoi primi atti si capisce che il nuovo Governo vuole riavvicinarsi all’Europa continentale e all’Unione Europea.
Sir Keir Starmer da difensore dei diritti umani a nuovo premier laburista
Starmer nasce nel 1962 da una famiglia numerosa, suo padre costruiva utensili e sua madre faceva l’infermiera. È il primo membro della sua famiglia a laurearsi in legge specializzandosi nell’area dei diritti umani, prima all’università di Leeds e poi a Oxford.
A Oxford dopo la laurea, Starmer collabora con la rivista di un collettivo marxista chiamata Socialist Alternatives. Poi decide di lavorare pro bono per Death Penalty Project, un’Ong che offre una rappresentanza legale a persone condannate a morte in diversi Paesi del mondo. Death Penalty Project riesce con il suo lavoro a bloccare le condanne a morte in diversi Paesi dei Caraibi orientali.
Nel 2014 per i servizi resi alla legge ed alla giustizia come procuratore Starmer ottiene il premio dell’Order of the Bath, un titolo onorifico di cavaliere e commendatore che dà il diritto all’appellativo di Sir. Alla fine dello stesso anno Starmer decide di dimettersi da procuratore e si candida con i Laburisti alle elezioni del 2015.
Nel 2017 entra a far parte del governo ombra del leader laburista Jeremy Corbyn con la delega alla Brexit. Dopo le elezioni del 2019, vinte dai Conservatori, Corbyn si dimette. Starmer quindi coglie l’occasione per farsi avanti e sostituirlo. Keir Starmer inizialmente si presenta come un candidato in continuità con la politica di Corbyn. Poi nel corso degli anni sposta le posizioni ufficiali del partito verso il centro.
L’eredità dei conservatori da cui può ripartire Keir Starmer
Il suo predecessore Rishi Sunak ha intrapreso diverse iniziative che possono essere punti di partenza per Starmer. La riduzione dell’inflazione al 4,2% molto vicino all’obiettivo fissato dalla Banca d’Inghilterra del 2%. Sunak è riuscito a migliorare la situazione economica post Covid. Infatti nei primi tre mesi del 2024 l’economia ha iniziato una crescita dello 0,6%.
Le politiche ambientali del partito conservatore confermano l’obiettivo di ridurre le emissioni nette del Regno Unito entro il 2050. Ma Sunak ha cercato di farlo senza costi aggiuntivi per le famiglie, in quella che ha definito una transizione accessibile e pragmatica senza oneri verdi. Da questo approccio pratico dovrà ripartire Keir Starmer.
Le priorità del Governo riguardano la politica interna ed economica
Starmer ha stabilito delle priorità da effettuare durante i primi 100 giorni di governo: avviare un programma di ricostruzione nazionale e stabilità, puntando al rilancio dell’economia, della sanità, dell’edilizia pubblica, della sicurezza e al contrasto dell’immigrazione irregolare. Starmer infatti come primo atto ha cancellato il piano Ruanda approvato dal governo precedente per bloccare l’immigrazione.
Il piano Ruanda avrebbe previsto la deportazione dei migranti arrivati in Gran Bretagna prima ancora che fosse stata esaminata la loro richiesta d’asilo. Già nel 2023, la Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte Suprema britannica hanno dichiarato che il trasferimento dei migranti prima ancora di esaminare le richieste d’asilo è una violazione del diritto di non respingimento della stessa Convenzione di Ginevra e dei Protocolli a cui la Gran Bretagna aderisce.
Le novità del Governo arrivano dalla politica estera
Sul piano geopolitico esiste una sostanziale continuità rispetto ai conservatori, il primo viaggio da premier infatti è stato negli Usa per il vertice Nato, in cui Starmer conferma la linea dura contro la Russia in Ucraina.
Le novità rispetto al passato governo sono evidenti durante il vertice della Comunità Politica Europea del 18 luglio a Woodstock nell’Oxfordshire. Durante il summit, il premier inglese esplicita la sua volontà di un reset nelle relazioni post Brexit con il continente europeo. Si accenna anche l’obiettivo di negoziare un patto di sicurezza, che copra una serie di settori come l’energia, le catene di approvvigionamento, le pandemie e la migrazione.
Nello stesso vertice Starmer fa un incontro bilaterale con la nostra premier Giorgia Meloni. Nell’occasione, il premier britannico assicura che sotto la sua guida la Gran Bretagna non si ritirerà dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Inoltre il premier inglese garantisce che il Regno Unito intende collaborare in modo sistematico con l’agenzia di polizia europea Europol contro il traffico di esseri umani.
L’obiettivo del governo laburista è quello di cambiare faccia al Paese, sia a livello domestico che internazionale. Nel breve periodo la possibile vittoria di Donald Trump negli Usa ed il ridimensionamento del ruolo internazionale dell’America, comportano un rinnovamento del ruolo del Regno Unito in Europa, un primo tassello potrà essere rappresentato dall’accordo di Sicurezza tra Londra e Bruxelles.

