L’escalation tra Libano e Israele nelle scorse settimane è diventata scontro aperto, culminato con il bombardamento di Beirut del 27 settembre e l’uccisione di Hassan Nasrallah, leader e guida degli Hezbollah, la milizia paramilitare sciita. Nella notte del 30 settembre Israele ha iniziato un’operazione militare nel sud del Libano.

Adesso i riflettori sono puntati sulla cosiddetta “linea blu”, quella tracciata dalle Nazioni Unite per separare il sud del Libano dal nord d’Israele. Lì si trova la missione UNIFIL: la forza d’interposizione delle Nazioni Unite con il compito di vigilare e creare le condizioni di stabilità in base alla risoluzione n. 1701 del 2006.

Come è nata la missione UNIFIL tra Libano e Israele 

La missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) è nata nel marzo del 1978, dopo un attacco in territorio israeliano ad opera di una milizia palestinese. In risposta le forze armate di Israele hanno invaso il Libano occupando la parte meridionale. Lì si trovavano le postazioni di Hezbollah da cui partivano gli attacchi diretti ad Israele.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato le risoluzioni n. 425 e 426 del 1978, con le quali raccomandava alle parti la cessazione delle azioni militari ed il ritiro delle truppe israeliane e contemporaneamente l’istituzione di una forza di interposizione, l’UNIFIL, con il mandato di ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Inoltre la missione doveva assistere il governo del Libano per ripristinare la sua effettiva autorità nella zona meridionale controllata da Hezbollah.

Sin dall’inizio l’UNIFIL ha cominciato a svolgere il proprio compito per limitare il conflitto tra Hezbollah e Israele e proteggere la popolazione civile dell’area.

Tra maggio e giugno del 2000 le truppe israeliane si sono ritirate totalmente. Dopo il loro ritiro l’UNIFIL ha iniziato il pattugliamento (insieme alle forze armate libanesi), lo sminamento dell’area liberata, la definizione della linea di confine, o “linea blu”, e l’assistenza alla popolazione civile.

La nuova fase dell’UNIFIL

Nel luglio 2006, sono ripartite le offensive missilistiche di Hezbollah in territorio israeliano. In risposta, Israele ha deciso di invadere per la seconda volta il territorio libanese. Nei 34 giorni di occupazione israeliana, la missione ha svolto un ruolo di mediazione per fare cessare le ostilità ed ha coordinato il dispiegamento congiunto delle forze libanesi. Così il 14 agosto 2006 si è ottenuto un cessate il fuoco rafforzato dall’approvazione all’unanimità del Consiglio di Sicurezza della risoluzione n.1701 dello stesso anno.

Da allora la missione Unifil ha assunto nuovi compiti di monitoraggio, ha favorito l’arrivo degli aiuti umanitari alla popolazione civile ed il ritorno dei profughi. Infine, ha iniziato la collaborazione con le forze armate libanesi per il disarmo dei gruppi armati come Hezbollah, soprattutto nella zona a sud tra la linea blu e il fiume Litani.

La presenza italiana nella missione UNIFIL 

Attualmente UNIFIL può contare su 10.500 peacekeeper, le forze internazionali di pace delle Nazioni Unite, provenienti da quasi 50 Paesi. Il contingente italiano, con oltre 1.068 militari è il più numeroso tra quelli dei Paesi europei. La base italiana è situata ad una quarantina di chilometri a sud-ovest, nella cittadina di Shama, nella provincia di Tiro. Negli anni passati, l’Italia ha assunto più volte il comando della missione UNIFIL, dimostrando una forte leadership e un impegno costante.

Dal 2 agosto 2024, l’Italia è rappresentata dalla Brigata Sassari (la fanteria meccanizzata sarda), guidata dal generale Stefano Messina. Per la Brigata Sassari si tratta della terza missione in Libano dopo il mandato semestrale del 2016 e del 2020-21. I dimonios (ossia diavoli, soprannome usato sin dalla Prima guerra mondiale dalle truppe austro-ungariche per definire i soldati sardi), hanno maturato un’approfondita conoscenza della cultura e delle tradizioni locali.

Nell’ultimo anno, dopo il 7 ottobre 2023, il nostro contingente UNIFIL ha implementato progetti che hanno portato pannelli solari ed elettricità nelle università e nelle scuole di Tiro e nel sud del Paese. Hanno partecipato alla distribuzione di aiuti umanitari come medicine, kit di primo soccorso, vestiti e coperte per le oltre centomila persone costrette alla fuga dai villaggi.

La presenza in Libano dell’Italia dura da decenni diventando un punto di riferimento per l’intera missione. Un’ulteriore prova dell’importanza del ruolo italiano nella missione è la richiesta riferita dal ministro Crosetto da parte degli Stati Uniti per l’invio di 200 carabinieri a Gerico, in Cisgiordania, per formare le forze di polizia palestinesi.

La mediazione dell’UNIFIL non si ferma  

La presenza dell’UNIFIL è sempre stata fondamentale per ripristinare l’equilibrio che più volte è stato rotto. Molti degli sforzi di mediazione per ridurre le tensioni vengono portati avanti dal dialogo sia con l’esercito e le autorità libanesi che con Hezbollah e l’esercito israeliano.

La loro presenza più che mai in questo momento resta essenziale, soprattutto per le popolazioni civili. Andrea Tenenti, portavoce UNIFIL ha dichiarato all’Ansa il 2 ottobre che “I caschi blu rimangono nelle loro posizioni. E siamo pronti a qualsiasi eventualità. La sicurezza delle nostre truppe è fondamentale, ma siamo qui anche per proteggere i civili”.

La missione UNIFIL ribadisce  che resterà nonostante le pressioni israeliane e chiede “Al Libano e Israele di rinnovare il loro impegno verso la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, non solo a parole, ma anche nei fatti, come unica soluzione praticabile per riportare la stabilità nella regione”.

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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