Lo scorso 7 ottobre 2023, nel 50esimo anniversario della guerra del Kippur le truppe di Hamas hanno attaccato Israele dalla Striscia di Gaza: è l’attacco più massiccio degli ultimi decenni da parte di Hamas e altri gruppi palestinesi. Vengono lanciati fra i 2.500 e i 5mila razzi, che colgono di sorpresa i soldati.

Una cinquantina di miliziani fa irruzione in un rave party, nel deserto del Negev: muoiono all’incirca 260 persone nello scontro a fuoco e vengono rapiti decine di civili e militari. Israele bombarda la Striscia di Gaza, dichiara lo stato di guerra annunciando un’offensiva totale con il taglio delle forniture di acqua, cibo, carburante ed elettricità.

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Israele-Palestina: le origini della lotta tra due popoli

Alla base delle tensioni israelo-palestinesi c’è la contesa dello stesso territorio da parte di 2 popoli. Gli israeliani rivendicano il diritto di controllare la Palestina perché è il luogo di nascita del popolo ebraico mentre i palestinesi abitano in quel territorio prima degli israeliani. Il conflitto è iniziato nella prima metà del ‘900 e si è intensificato dopo la fondazione di Israele nel ’48.

La nascita del conflitto israelo-palestinese si può far risalire alla creazione dello Stato di Israele (1947) all’interno del territorio della Palestina, abitato da popolazioni arabe musulmane: da allora la convivenza tra le due etnie è sempre stata molto tesa. Ma l’origine dei dissidi ha origini più antiche.

A fine ‘800, la regione della Palestina è parte dell’Impero Ottomano da 4 secoli: i turchi garantiscono una certa autonomia ai vari popoli e in questa regione convivono pacificamente arabi ed ebrei, insieme ad altre etnie. A fine secolo, in concomitanza alla nascita dei nazionalismi, inizia ad avanzare il sionismo. E’ un movimento che mira alla creazione di un nuovo Stato, definito “Terra di Israele”, capace di donare una patria a tutti gli ebrei dispersi nel mondo.

I momenti cruciali della guerra

Le guerre arabo-israeliane sono 4 conflitti combattuti tra il ’48 e il ’73. Dopo la proclamazione di Israele, gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Iraq e Libano, contrari alla spartizione della Palestina, invadono il territorio del nuovo Stato ebraico. Dopo gli armistizi del ’49, Israele ottiene più territori di quelli previsti dagli accordi Onu, inclusa la parte ovest di Gerusalemme. Nasce la “Linea Verde”, confine dello Stato israeliano dal ’49 al ’67.

Un altro evento cruciale è la guerra del Sinai, nota come “Crisi di Suez”. Scoppiata nel ’56 la nazionalizzazione del canale da parte dell’Egitto, provoca l’intervento di Francia, Israele e Regno Unito. Solo le minacce degli USA e dell’Urss, pronte a schierarsi con l’Egitto, impediscono la guerra. Lo situazione territoriale non cambia ed è ripristinata la libertà di navigazione israeliana.

Alcuni anni dopo, nel ’67 a causa di un blocco navale imposto dall’Egitto, Israele lancia un raid che distrugge la quasi totalità dell’aviazione di Egitto, Giordania e Siria. Nei 5 giorni successivi, grazie a diverse vittorie, Israele ottiene Gerusalemme Est, la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, le alture del Golan e la penisola del Sinai.

Un’altra data cruciale è il 6 ottobre ’73, giorno della festa ebraica dello Yom Kippur. In quell’occasione scatta l’attacco a sorpresa delle truppe egiziane e siriane. Al successo iniziale delle forze arabe fa seguito la controffensiva dell’esercito israeliano, che arriva a pochi km dal Cairo. La guerra del Kippur si ferma grazie a una tregua negoziata dall’Onu.

Israele-Palestina: le origini del conflitto

Mappa raffigurante la Striscia di Gaza

Un tentativo di pace: gli accordi di Oslo

I contrasti israelo-palestinese non si sono mai risolti anche se negli anni ’90 sembrava che si potesse raggiungere un accordo. Il 13 settembre ’93 il premier israeliano Rabin e Arafat, leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), siglano presso la Casa Bianca gli accordi di Oslo.

Per la prima volta, Israele concede all’Olp il diritto di governare su alcuni dei territori che aveva occupato e l’Olp, il diritto di Israele a esistere. Nel ’95, i due leader firmano altri accordi, conosciuti come Oslo II, ma l’iter di pace si ferma. Rabin è ucciso da un fanatico religioso e l’Olp accusata di essere complice della lotta armata. Nel ’96 in Israele diventa premier Netanyahu, leader del partito conservatore Likud.

L’insuccesso degli accordi è dato anche dalla mancanza di risoluzione della situazione di Gerusalemme: entrambi i popoli la rivendicano come capitale. Inoltre anche le questioni degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, dei quali i palestinesi chiedono la rimozione e il ritorno in Israele dei profughi palestinesi espulsi nel ’48 non sono affrontate.  Per queste ragioni, l’iter di pace fallisce e lo Stato palestinese non nasce, anche se è costituita un’Autorità nazionale palestinese per amministrare i territori ceduti da Israele.

Nel 2020 era stato avanzato il tentativo di normalizzare i rapporti tra Israele e i Paesi arabi. Infatti Israele, Emirati Arabi e Bahrein siglano gli Accordi di Abramo sotto la mediazione degli USA. Secondo l’ex presidente Trump, quel patto sanciva “l’alba di un nuovo Medio Oriente” poiché per la 1ª volta, due Paesi del Golfo riconoscevano lo stato di Israele.

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Elisabetta Majocchi

Elisabetta Majocchi, laureata in Informazione ed Editoria ho collaborato con testate scrivendo di cultura, costume e società. Appassionata di attualità, politica e sostenibilità, oggi scrivo per BuoneNotizie.it grazie al Laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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