Per dimezzare incidenti stradali e decessi entro il 2030, nonché azzerarli per il 2050, lo scorso 14 dicembre è entrato in vigore un pacchetto normativo, approvato circa un mese fa dal Senato dopo il via libera ricevuto dalla Camera nel marzo di quest’anno.
L’ottava Commissione di Palazzo Madama ha definito le nuove regole dopo più audizioni tenute con i soggetti interessati alla mobilità sicura e sostenibile. Sono state, infatti, ascoltate le associazione di ciclisti, conducenti di monopattino, tassisti, noleggiatori e sharing, come anche i familiari delle vittime e le forze di polizia.
Le norme varate hanno un duplice scopo: scoraggiare le condotte scorrette e, contemporaneamente, proteggere chi frequenta le strade.

Incidenti stradali da dimezzare. Le nuove norme mirano a tutelare chi frequenta le strade (foto di Elliot Reyna da Unsplash).
Per poterne valutare i risultati occorrerà attendere tempo, come sostenuto anche da Giordano Biserni, Presidente dell’Associazione Nazionale Amici e Sostenitori della Polizia Stradale (ASAPS). Potrebbe essere indicativo quanto avvenuto dopo il 1986, anno in cui fu introdotto per i motociclisti l’obbligo di utilizzare il casco, attualmente osservato dal 97% dei conducenti di tali mezzi, mentre 38 anni fa erano solo il 15%.
Norme più stringenti per dimezzare gli incidenti stradali
La necessità di introdurre modifiche normative che ambiscano a dimezzare entro il 2030 gli incidenti stradali è giustificata dall’elevata sinistrosità. Infatti, pur se le vittime sono diminuite nel 2023 rispetto all’anno precedente, il legislatore ha avvertito l’esigenza di contrastare talune condotte di guida pericolose.
Tra esse, quella in stato di ebbrezza e/o di alterazione dovuta all’uso di droghe, ma anche distrazione, mancata precedenza e velocità eccessiva. Il 36% delle sanzioni causate dall’abuso di alcolici sono state, infatti, comminate dopo incidenti stradali. Inoltre, ammontano al 57% le multe irrogate a conducenti risultati, dopo il sinistro, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
L’introduzione di alcune misure, come la sospensione breve della patente, potrebbe quindi contribuire a dimezzare gli incidenti stradali. Tale sospensione è adottata direttamente dall’organo di polizia e, in base ai punti posseduti, dura 7 o 15 giorni, oppure 30 in caso di sinistro. La misura, applicabile ai conducenti con meno di 20 punti sulla patente, potrà essere disposta solo per talune infrazioni. Tra esse: mancato utilizzo di cinture di sicurezza, casco e seggiolini antiabbandono; uso improprio del cellulare; sorpasso a destra; inosservanza del divieto di sorpasso; transito con il rosso; mancata precedenza; circolazione contromano; inversione di marcia.
Ulteriori misure di contrasto
I monopattini elettrici dovranno circolare con il targhino, in modo da agevolare l’individuazione degli autori di manovre scorrette. Tutti i conducenti degli stessi, inoltre, dovranno utilizzare il casco ed essere assicurati.
I condannati per guida in stato di ebbrezza dovranno installare l’alcolock, dispositivo che impedisce l’accensione del motore qualora, soffiandoci dentro, siano rilevati alcolici.
Altra norma che potrebbe contribuire a dimezzare gli incidenti stradali è quella che consentirà di sanzionare da remoto, contemporaneamente, più violazioni rilevate con lo stesso apparecchio, purché omologato o approvato. Su autostrade e strade extraurbane principali, invece, saranno sufficienti le immagini catturate dalle normali telecamere per sanzionare le infrazioni più pericolose, come la circolazione su corsie vietate e l’inversione.
Inoltre, per dimezzare gli incidenti sarà valorizzata la formazione extracurricolare per gli studenti. Infatti, coloro che parteciperanno a corsi di educazione stradale otterranno, in premio, 2 punti al momento del conseguimento della patente. L’attività formativa potrà essere organizzata non solo dalle scuole secondarie di secondo grado, sia statali che paritarie, ma anche dalle autoscuole.
Occorre l’impegno di tutti
“Per avere strade più sicure servono maggiori investimenti sull’educazione stradale”. Lo ha riferito a BuoneNotizie.it Stefano Guarnieri, Presidente dell’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus, intitolata al figlio Lorenzo, investito mortalmente nel 2010 da un automobilista ubriaco. Guarnieri, attraverso l’omonima Associazione, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla “violenza stradale” e sugli errati comportamenti che provocano i sinistri, con l’ambizione di modificarli. Lui, infatti, non ritiene corretto definire le tragedie che avvengono su strada come incidenti o scontri, poiché gli stessi non dipendono dal caso, ma da condotte consapevoli scorrette che, pertanto, provocano violente conseguenze.
Giordano Biserni, Presidente dell’ASAPS, ha definito inadeguati i controlli stradali e insufficiente la cura della rete viaria, attività che invece contribuirebbero a dimezzare gli incidenti. Tuttavia, il rischio che tali carenze possano vanificare l’efficacia delle nuove norme è superabile incrementando sia le pattuglie di vigilanza che la manutenzione delle strade.
D’altro canto, i temi dell’educazione stradale e dei controlli sono connessi: questi ultimi, infatti, pur se capillari, non riuscirebbero a evitare qualsiasi condotta di guida scellerata. Tutti noi, peraltro, partecipando a progetti educativi potremmo comprendere meglio i pericoli che corriamo sulle strade. Questa maggiore consapevolezza dei rischi contribuirebbe a responsabilizzarci nella sfida di dimezzare gli incidenti entro il 2030, rendendoci protagonisti consapevoli della sicurezza stradale, che necessita proprio del contributo di noi tutti.

