Più libertà di circolazione in un’Unione Europea più coesa

. È sulla base di tale principio che bisogna accogliere l’estensione dell’area Schengen anche alla Romania e alla Bulgaria, ufficializzata il 1° gennaio 2025. Le due nazioni vanno ad accrescere quell’area della UE in cui è garantita la libera circolazione delle persone, grazie all’assenza di frontiere interne. Dal punto di vista di chi viaggia nel mondo, infatti, l’area Schengen funziona come uno spazio unitario, protetto da un’unica frontiera sovranazionale. Attualmente la zona include la maggior parte dei Paesi della UE, e il suo ampliamento è un ulteriore passo in avanti verso la costruzione di un’Europa più unita.

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Il coraggio di eliminare le frontiere in un’epoca di inquietudini

Il processo che ha portato Romania e Bulgaria a entrare nell’area Schengen è durato ben undici anni. In principio, il Paese che più vi si oppose fu l’Austria, ritenendo che attraverso il loro territorio, ogni anno, transitassero molti migranti irregolari. La Commissione Europea, tuttavia, ha a lungo insistito sul fatto che la Romania e la Bulgaria fossero pronte, spingendo affinché cadesse anche l’ultimo veto. Nel 2025, dunque, è arrivata la soppressione delle frontiere terrestri fra i due Stati, dopo che, a marzo dello scorso anno, si era già provveduto ad abolire i controlli aerei e marittimi.

Oggi, i cittadini bulgari e romeni non sono più costretti a fare lunghe code al confine tra i due Paesi per il controllo dei documenti, e tutto ciò diventa ancor più rilevante in un’epoca di diffuse inquietudini internazionali. Infatti, per paura del terrorismo e dell’immigrazione irregolare, di recente alcuni Stati della UE hanno ripristinato i controlli ai propri confini: tra di essi, la Germania, la Francia, la Danimarca e la Svezia. Tali misure risultano ancora in essere; tuttavia la Commissione Europea ha stabilito che i controlli devono avere un carattere temporaneo ed eccezionale.

L’area Schengen come simbolo dello spirito dell’Unione Europea

L’area Schengen è una zona sovranazionale che comprende 29 Stati europei, i quali, in base a un accordo comune, hanno abolito le proprie frontiere interne. Fu istituita nel 1985 e prende il nome dalla città lussemburghese di Schengen, dove Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi sottoscrissero il relativo accordo. L’Italia vi aderì a sua volta nel 1990. Dal 1995 il numero dei Paesi firmatari iniziò ad aumentare, e oggi l’intesa coinvolge 25 Paesi della UE e quattro nazioni associate: Islanda, Liechtenstein, Svizzera e Norvegia.

Tale realtà è stata creata con due obiettivi: aumentare la libertà dei cittadini all’interno dell’area e accrescere la sicurezza della comune frontiera esterna. Ogni anno, infatti, milioni di europei attraversano le frontiere interne dell’area senza controlli. Allo stesso tempo, sono stati rafforzati i controlli alle frontiere esterne della zona, elaborando misure comuni riguardanti i visti, la cooperazione tra le forze di polizia e i rimpatri. In questo senso, si può dire che l’accordo di Schengen esprime le massime aspirazioni dell’Unione Europea.

Più libertà per chi viaggia, ma anche per chi lavora

La Commissione Europea, di nuovo sotto la guida di Ursula von der Leyen, conferma, dunque, la volontà di costruire un grande spazio comune che trascenda le vecchie barriere. Tutto ciò non solo a vantaggio di chi viaggia, ma anche di chi deve spostarsi per lavoro. In Romania e in Bulgaria, prima dell’ingresso nell’area Schengen, i più penalizzati dall’attesa nelle lunghe code erano i trasportatori di merci. Sprecare del tempo per uscire da un Paese implica, infatti, anche un dispendio di denaro. Perciò la libera circolazione delle merci va a beneficio dell’economia del Vecchio Continente.

Inoltre, la libertà acquisita dai due Paesi potrebbe portare più cittadini europei a visitare la Romania e la Bulgaria, facendo crescere il turismo grazie a nuove generazioni di visitatori. Anche per questo, l’ampliamento della zona di libera circolazione, al di là delle incertezze del presente, è una fonte di opportunità per l’intera Unione Europea.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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