Dal 2013, dall’anno in cui fu eletto Pontefice, papa Bergoglio si è contraddistinto per la lotta alle fake news e per il dovere che ha il mondo dell’informazione di comunicare bene e in maniera costruttiva. Comunicare, infatti, è anzitutto un servizio, una missione di responsabilità nei confronti della società tutta.

Una delle peggiori minacce che ostacola una sana e corretta informazione sono le fake news, le ideologie e l’ansia della velocità. La speranza di costruire un mondo migliore e la consapevolezza di esercitare una missione, sono invece il sale che consente a giornalisti e comunicatori di svolgere il loro mestiere senza paure e condizionamenti.

Il magistero comunicativo di Papa Francesco

Il pontificato di Francesco ha seguito una direzione ben precisa anche in materia di comunicazioni sociali. È possibile infatti delineare un vero e proprio magistero comunicativo di papa Bergoglio, consultando i suoi interventi, scritti in occasione delle Giornate mondiali delle Comunicazioni sociali.

Ma in cosa consiste questo evento? Sostanzialmente, si tratta di un appuntamento annuale istituito da Paolo VI a partire dal 1967, con l’intento di richiamare l’attenzione sul «complesso fenomeno dei moderni strumenti di comunicazione sociale […] che costituiscono una delle note più caratteristiche della civiltà odierna».

Comunicare prossimità o trasmettere indifferenza?

L’interrogativo che dobbiamo porci, secondo papa Francesco, è uno ed è determinante. E lui non esita a farlo sin dalla prima giornata delle Comunicazioni sociali che vive da Pontefice in carica, nel gennaio del 2014. È possibile, e se sì, in che modo la comunicazione può manifestare «prossimità», vicinanza all’altro?

Il buon comunicatore (alter ego del Buon Samaritano) non solo può farsi prossimo, ma deve farlo partendo dall’elemento che lo accomuna all’altro, e cioè l’esigenza di essere informato e coinvolto in ciò che fa parte della vita reale.

Quando la comunicazione, viceversa, adotta logiche consumistiche (si pensi ad esempio al fenomeno del clickbaiting), di fatto essa manipola l’uomo spersonalizzandolo, trattandolo come se fosse un estraneo, ricorda papa Francesco.

Spezzare il circolo di angoscia e paura delle cattive notizie

Il sistema comunicativo contemporaneo trasmette di fatto la convinzione che ciò che paga è il dramma del male e il mistero del dolore. Sempre e comunque. Di conseguenza, la spettacolarizzazione del tragico e del catastrofico avrà sempre la meglio su ogni altra logica di segno differente.

È un aspetto che il Papa conosce e su cui si sofferma nel messaggio del gennaio 2017, proponendo una ricetta alternativa. «Un contributo – osserva — che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista, ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia».

È tempo, infatti, di proporre «narrazioni contrassegnate dalla logica della buona notizia», sottolinea il Pontefice. Obiettivo, occorre ricordare, che l’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo porta avanti dal 2001, anche attraverso questo sito, BuoneNotizie.it, e il trimestrale WhatNow.

Le fake news fanno leva su stereotipi e sulle emozioni, distorcendo la realtà

Cosa sono le fake news e perché vengono diffuse? Che il motivo sia un obiettivo voluto, piuttosto che ragioni economiche o scelte politiche, il risultato non cambia. La disinformazione è ciò che le contraddistingue.

Esse, in particolare, fanno leva sulla capacità di apparire plausibili («natura mimetica») e sulla capziosità (ossia, la capacità di catturare l’attenzione dei destinatari), sfruttando le emozioni facili, ricorda il Papa nel messaggio del 2018.

Per respingere questa logica menzognera, occorre ricordare che informare equivale a formare, «avere a che fare con la vita delle persone». Se tutto ciò è vero, «l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace», scrive il Pontefice.

Per spezzare la logica della paura occorre comunicare con il cuore

«Comunicare cordialmente vuol dire che chi ci legge o ci ascolta viene portato a cogliere la nostra partecipazione alle gioie e alle paure […] del nostro tempo», sottolinea Papa Francesco nel messaggio del 2023.

In fondo, occorre audacia e creatività per non arrendersi alla logica della paura. Ed è ciò di cui il mondo dell’informazione ha bisogno. Per riscoprire se stesso, innanzitutto, e per trasmettere un’immagine autentica della realtà che si sforza di raccontare quotidianamente.

Questo articolo è stato scritto per la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2025 #GNIC2025

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Diego Benedetto Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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