Il 2025 si è chiuso con una buona notizia per il Belpaese: la cucina italiana è ufficialmente patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il riconoscimento è arrivato il 10 dicembre 2025 a New Delhi, dove il Comitato intergovernativo dell’UNESCO ha deliberato all’unanimità: si tratta della prima cucina al mondo a ricevere questa qualifica nella sua interezza. Il 2026 si apre dunque con la consapevolezza di questo momento storico, da leggere non solo come un traguardo, bensì come un nuovo punto di partenza. La cucina italiana rappresenta un simbolo globale di eccellenza, identità e convivialità. Oggi più che mai, richiede tutela, consapevolezza e responsabilità collettiva.
Un’eredità viva da tramandare e proteggere
Il valore attribuito dall’UNESCO non riguarda singole ricette o prodotti tipici, ma un sistema di pratiche culturali che intreccia cibo, memoria e relazioni sociali. L’UNESCO riconosce la cucina italiana come una miscela di saperi, gesti, rituali e relazioni, in grado di creare legami profondi tra generazioni e territori. La candidatura presentata dall’Italia non ha puntato sull’iconicità della pizza o della pasta, ma su una visione complessiva: quella di una “cucina degli affetti”, radicata nella quotidianità domestica, nella stagionalità degli ingredienti, nella biodiversità agroalimentare e nella creatività che trasforma l’essenziale in straordinario. Non si tratta solo di immagini suggestive: parliamo di una pratica sociale concreta, fatta di scelte, tempi e collaborazioni.
È la tavola della domenica, il passaggio del sapere da nonni a nipoti, il rispetto per il cibo che diventa atto educativo. La cucina italiana è un patrimonio “in movimento”, che vive grazie alla partecipazione attiva delle comunità e si trasmette attraverso l’esperienza condivisa.
Questo riconoscimento rappresenta una notizia positiva, ma comporta anche un impegno: proteggere e valorizzare un patrimonio vivo, senza banalizzarlo o cristallizzarlo. In base alla Convenzione del 2003, l’Italia dovrà inventariare e documentare le pratiche culinarie tradizionali, promuoverne la trasmissione intergenerazionale e coinvolgere attivamente le comunità. Ogni sei anni sarà necessario presentare un rapporto all’UNESCO su come si mantiene vivo questo patrimonio.
La cucina italiana tra sostenibilità e innovazione
Uno degli aspetti centrali del dossier riguarda il legame tra cucina italiana e sostenibilità. Le tradizioni gastronomiche italiane si basano storicamente su pratiche anti-spreco, sull’utilizzo creativo degli avanzi, sulla centralità dei prodotti stagionali e locali. Valori che oggi dialogano con le sfide globali del cambiamento climatico, della sicurezza alimentare e dell’educazione al consumo consapevole.
Il riconoscimento UNESCO può diventare un volano per la transizione ecologica. Incentiva filiere corte, incoraggia la formazione dei giovani cuochi e promuove progetti educativi legati alla cultura del cibo. Non solo. La cucina italiana dimostra anche una forte capacità di innovare: dall’uso dell’intelligenza artificiale nella nutrizione alle startup agroalimentari che riducono l’impatto ambientale, fino ai nuovi modelli di ristorazione sociale. Ogni iniziativa educativa o progettuale che rafforza il legame tra cucina e sostenibilità contribuisce a questo grande mosaico culturale. L’Italia è un paese di territori, cucine regionali, tradizioni famigliari e pratiche comunitarie. Il riconoscimento dell’UNESCO può valorizzare questa pluralità senza imporre modelli standardizzati.
Si apre così un’opportunità concreta per sviluppare il turismo esperienziale, istituire musei del gusto, finanziare archivi digitali delle tradizioni culinarie locali e sostenere le piccole realtà produttive. Non va dimenticato il valore sociale della cucina come strumento di inclusione, riscatto e cura. Diversi progetti in Italia utilizzano il cibo per reinserire detenuti, accompagnare pazienti oncologici, sostenere comunità migranti o educare gli studenti alla cittadinanza. La cucina italiana, in questo senso, può diventare una leva per rafforzare la coesione sociale attraverso racconto, manualità e dialogo.
Tradizione da custodire, non da cristallizzare
Esiste però un rischio: interpretare questo riconoscimento esclusivamente in chiave turistica o commerciale. La cucina italiana non può ridursi a una cartolina da vendere, né a un marchio da apporre sulle confezioni. Il suo valore autentico risiede nell’essere un patrimonio dinamico, aperto all’evoluzione, capace di rinnovarsi senza perdere le radici.
La sfida sta nel mantenere viva questa autenticità, permettendo alla tradizione di evolversi attraverso l’ascolto delle comunità, l’innovazione consapevole e l’apertura alle contaminazioni. Solo in questo modo la cucina italiana potrà continuare a essere ciò che è oggi: un linguaggio condiviso, un bene relazionale, una forma di cultura in cammino.
La cucina italiana: un’eredità da meritare ogni giorno
Il riconoscimento UNESCO non si misura in medaglie simboliche, ma nella capacità quotidiana di mantenere viva una cultura. Il suo valore si manifesta ogni volta che qualcuno cucina con consapevolezza, tramanda un sapere, sceglie ingredienti locali, rispetta le stagioni o insegna il significato profondo dello stare a tavola insieme.
Chi mantiene viva la cucina italiana lo fa ogni giorno, trasformando un pasto in gesto di cura, un pranzo in occasione di dialogo. Questo patrimonio richiede di essere trasmesso con integrità, evitando semplificazioni e proteggendolo da una riduzione a semplice etichetta.
La responsabilità è collettiva e coinvolge famiglie, scuole, ristoratori, agricoltori, artigiani e istituzioni. Per onorare questa eredità, non basta conservarne le ricette. Occorre promuovere una cultura alimentare consapevole, capace di custodire la memoria e generare futuro.