La fotografia, così come le arti, come “armi” capaci di offrire un’alternativa per combattere il terrorismo.
Con questo obiettivo e contro i pregiudizi sono scesi in campo i ragazzi di Molenbeek che, armati di sole macchine fotografiche, hanno realizzato un racconto visuale positivo del loro quartiere ancora sotto i riflettori per via dei legami con il radicalismo. Dai loro scatti è nata la mostra #Inspiring 1180, visitabile fino al 6 giugno alla Maison des Cultures et de la Cohésion Sociale de Molenbeek (Rue Mommaerts), per dimostrare come i figli degli immigrati sognano un futuro diverso dagli stereotipi e si impegnano per riuscire a costruirlo grazie ai diversi linguaggi dell’arte.

Venti immigrati di seconda generazione, i giovani fotografi storytellers sono tutti under 20 e con nomi arabi. Ma studiano inglese e francese, parlano inglese e francese. I ragazzi di Molenbeek, in Belgio così come in Europa, si sentono a casa.

Gli scatti raccontano la vita quotidiana e i sogni artistici e professionali dei loro autori, ma anche la loro comunità: un quartiere a ovest del centro della capitale belga che si estende per poco meno di sei chilometri quadrati, abitato da circa 100mila persone con una grande concentrazione di immigrati provenienti dal Nord Africa e da altri paesi arabi.

La mostra è realizzata con il supporto di Shoot4Change, AT&T e altri partner pubblici e privati e con la collaborazione artistica di Merel T’Hart e Guillaume Vandenbergh.

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