Agosto 1973, in una pista da ballo del Bronx nasce l’hip hop. Oggi, dopo 50 anni, questo genere che non si pensava potesse durare così tanto scala tutte le classifiche e ha una diffusione ineguagliabile. Nasce come il luogo in cui poter trovare se stessi, che definisce da dove provieni e ti rappresenta. La musica hip hop, però, ha usato e spesso continua ad usare un linguaggio misogino e sessista. Quale ruolo hanno avuto le donne all’interno di questa storia?

L’evoluzione dell’hip hop

In tutti gli ambiti il corpo femminile viene utilizzato come un richiamo sessuale per aumentare l’audience. Questo contribuisce a rendere normale e accettabile la violenza sulle donne.  Anche nella musica, attraverso testi e video musicali questo fattore è molto visibile. Non da meno è il mondo del rap.

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Inizialmente la musica hip hop nasce dai ghetti, dagli emarginati che attraverso la loro musica esprimono valori di unità, uguaglianza, denunciano le ingiustizie di un mondo troppo crudele. Oggi l’hip hop è un vero e proprio movimento culturale e artistico. Da sempre considerato un genere maschile, ha però costruito le sue fondamenta grazie a moltissime donne. Nonostante ciò,  molti cantanti hanno iniziato ad utilizzare un linguaggio misogino nei propri testi, aumentando così la violenza di genere.

Nel 1990, per citare un esempio, i 2 Live Crew furono arrestati dopo un’esibizione e accusati di utilizzare testi osceni. Il loro album As Nasty As They Wanna Be, infatti, ipersessualizzava l’immagine delle donne nere e le descriveva come un obiettivo su cui esprimere violenza sessuale. Purtroppo però i membri della crew vinsero la causa, e ancora oggi quell’episodio viene ricordato solo come una lotta per la libertà d’espressione nella comunità hip hop, non curandosi della visione delle donne.

Così iniziò ad aprirsi una lunga strada fatta di video musicali che sessualizzano la donna, testi contenenti insulti nei loro riguardi. Spesso anche le donne hanno parlato di “sex positivity” nella musica hip hop. Ma, a differenza degli uomini, i loro testi sono considerati troppo sexy, eccessivi o volgari. Critiche che gli uomini non ricevono.

Dalle liriche offensive alla potenza delle parole

Dietro le parole di questa musica quindi, molto spesso, si cela una realtà triste e offensiva. Nei testi della musica rap, infatti, è stata normalizzata l’oggettivazione del corpo femminile. Attraverso il linguaggio misogino c’è la volontà di affermare la propria virilità. Questo non fa altro che promuovere idee sbagliate, di violenze che tutti i giorni le donne subiscono. E influenzare la mentalità, anche di giovani ragazzi, promuovendo stereotipi sessisti.

Le donne, però, non hanno tardato a farsi sentire e prendere posizione al riguardo. Fin dalle origini hanno svolto un ruolo determinante. Le artiste rap hanno usato a loro volta la propria musica per opporsi a questa misoginia esprimendo resistenza tramite i loro testi e la loro indipendenza.

Solo nel 1988, con Lyte as a Rock della rapper MC Lyte, uscì il primo disco solista rap di una donna, ma già dagli anni precedenti molti nomi femminili contribuirono a far conoscere l’hip hop. Artiste come Roxanne Shanté e Queen Latifah sono state delle pioniere del rap statunitense. Le loro storie e quelle di molte altre artiste vengono approfondite in una docu-serie su Netflix che viaggia attraverso la storia delle donne nell’hip hop. Ladies First, diretto da Hannah Beachler, presenta un’interessante visione della lotta alla discriminazione e della battaglia collettiva che molte cantanti hanno portato avanti.

In quegli anni molte donne iniziarono a criticare gli atteggiamenti misogini e a usare la propria musica come forma di lotta femminista. Parlando di sesso come atto politico, ribellandosi contro la violenza di genere e portando avanti il concetto di body positivity.

https://www.youtube.com/watch?v=RZrbBH9LLeM

L’emergere delle voci femminili nell’hip hop contro la misoginia

Tra video musicali denigratori, testi misogini e mascolinità tossica nella storia di questo genere, la donna è passata dalla scarsa considerazione, dal non riuscire a trovare il proprio spazio a una figura forte, libera e con una nuova femminilità. Oggi le donne nel rap, ma in generale nell’industria musicale, sono padrone del proprio corpo e della propria voce.

Donne rapper come Cardi B, Nicki Minaj o Missy Elliott entrano adesso nelle classifiche mondiali urban e hip hop come vere e proprie protagoniste. Nonostante gli ostacoli che devono superare stanno portando avanti un processo di riappropriazione del sé e autodeterminazione. Questo passa anche attraverso la sessualizzazione, che dalle mani degli uomini viene ripreso dalle vittime stesse e utilizzato come strumento per combattere una battaglia che dura da troppo tempo.

Oggi il tema della sessualità da parte delle donne, infatti, è molto aperto e personale. Come i video musicali di Missy Elliott o i testi espliciti di Foxy Brown. Oppure il singolo WAP (Wet Ass Pussy) uscito nel 2020, di Carbi B e Megan Thee Stallion dove viene liberamente autocelebrata la propria sessualità. Le rapper controllano la propria libertà e creano la loro narrazione. Anche alcuni uomini sono membri attivi di questa battaglia, come ad esempio i Wu Tang Clan, che correggono molti testi vecchi espressamente misogini in favore di testi più rispettosi, citando anche movimenti femministi come il Me Too.

In Italia per le donne è stato molto difficile inserirsi nella scena rap, anch’essa chiusa e misogina. Negli anni poche artiste sono riuscite a sfondare e la prevalenza è sempre stata maschile. Ma nella scena contemporanea molte donne stanno cambiando le cose. Basti pensare a nomi come Madame, Big Mama, Chadia Rodriguez, Anna, tutte ragazze giovanissime ma fortemente impegnate, attraverso la loro musica, nella decostruzione di stereotipi malsani.

Il sessismo non è un problema in secondo piano, ma qualcosa di rilevante che ancora oggi necessita d’impegno per essere abbattuto. Un problema critico che influenza negativamente non solo la vita delle donne ma anche quella degli uomini. Riconoscerlo, anche attraverso la musica, porterebbe a rimodellare determinate pratiche misogine e patriarcali. Le donne nella storia ci insegnano che, pur mantenendo un certo stile e un linguaggio urbano, si può parlare in molti modi di disagio e ingiustizie, senza intaccare la dignità altrui.

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Eva Ricevuto

Laureata in Arti Tecnologiche e appassionata di cinema, femminismo e sostenibilità. Sono un'aspirante giornalista pubblicista e cinematografica. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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