L’emigrazione italiana negli ultimi secoli ha portato alla creazioni di forti comunità italiane all’estero. Ci sono realtà importanti oltre la Little Italy newyorkese! Uno sguardo a due delle più grandi community italiane nel mondo: Toronto e Buenos Aires.

L’emigrazione italiana puntò sul Nuovo Mondo, le Americhe

Al giorno d’oggi, secondo i dati sull’emigrazione italiana di ItaliaInDati.it, ogni anno circa 150.000 persone lasciano lo stivale. Le mete più ambite? Chi decide di andarsene spesso resta in Europa – ma punta su stati con una miglior competitività per servizi, mercato del lavoro, salario. Se fino a prima della Brexit (2016) l’Inghilterra era la meta preferita, questo primato va oggi alla Germania. Seguono poi Svizzera e Francia, tutti stati quasi satelliti, sempre vicini alla madre patria.

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Negli ultimi due secoli però – mentre in Italia imperversavano difficoltà politico-economiche – molti italiani preferirono scommettere sulle possibilità che sembrava offrire loro il Nuovo MondoCanada e Stati Uniti. Ci fu anche un notevole esodo di massa verso l’America Latina, prevalentemente diretto in Argentina: tra il 1870 e il 1930 ci fu il periodo di afflusso maggiore (la Grande Emigrazione) e si ipotizza che nel giro di 100 anni arrivarono in Argentina circa 3 milioni di italiani.

Gli italiani al Nord: Toronto e il Canada

Il Canada è uno dei paesi più multietnici del mondo. Analizzandolo in parallelo con gli Stati Uniti, il modello civile è leggermente diverso. Per gli USA si è sempre parlato di melting pot: l’espressione indica una società cosmopolita, una commistione di origini, religioni e culture diverse che vanno a costruire un’identità condivisa. In Canada si fa invece riferimento all’idea di un mosaico. Ossia, non un mix indistinto ma più una convivenza pacifica di etnie – che rimangono però ferme nelle loro precedenti identità e tradizioni individuali.

Toronto rappresenta una sorta di colonia italiana d’Oltremare. La vera e propria ondata migratoria diretta nell’estremo Nord del continente americano è iniziata più tardi delle altre – nel secondo dopo guerra. Oggi (solo nella metropoli canadese) vivono circa mezzo milione di italiani di prima, seconda o terza generazione. A differenza di come è strutturata Little Italy, gli italiani expat non hanno finito per ghettizzarsi in una specifica area della città, diffondendosi invece un po’ ovunque. Il retaggio italiano è molto sentito nella nazione famosa per la sua natura mozzafiato, l’hockey, i pancakes e lo sciroppo d’acero: nel tempo il governo canadese ha voluto rendere omaggio alla forte presenza italiana con un progetto intitolato Italian Heritage in Canada Curriculum. Quest’iniziativa è volta a far studiare nelle scuole medie ed elementari il lascito tricolore sul suolo canadese, un vero e proprio percorso di studio di stampo storico.

La grande comunità made in Italy a Buenos Aires 

Come riporta un approfondimento di InfoData sugli italiani all’estero, la comunità italiana più grande risulterebbe quella argentina, contando circa 850 mila persone. In prima istanza, per capire l’approccio di questa nazione nei confronti di emigrazione/immigrazione, bisogna far riferimento all’articolo 25 della sua Costituzione – risalente al 1853. In questo si dichiara l’assoluto impegno del governo federale argentino nell’incoraggiare l’immigrazione di matrice europea, vista come potenziale fonte di arricchimento per il Paese. Questa visione spiega in parte, così, la calorosa accoglienza che questo stato del Sud America ha riservato negli anni agli emigrati italiani.

Ethnologue stima che in Argentina ci siano oggi 1.500.000 italofoni, con una nicchia di ben 40.000 persone che addirittura continua a mantiene viva la lingua albëreshe – la lingua albanese antica tipica di alcune zone del nostro Sud (parlata nelle province di Avellino, Potenza, Palermo, Catanzaro, Taranto). Come riporta Emigrati.it, a Buenos Aires nel 1887 gli italiani costituivano il 60,4% dell’immigrazione totale. Basti sapere che verso la fine del secolo si affermò (con il rafforzarsi del potere commerciale marittimo della città argentina) il quartiere della Boca. In gran parte popolato da marinai genovesi, tuttora i residenti del quartiere si chiamano xeneizes: “genovesi” in dialetto genovese.

Italia e Argentina condividono poi la religione cattolica e la passione per la pasta: gli argentini amano e cucinano ancora tantissimi piatti italiani, dalle lasagne alla polenta, fino alla cotoletta milanese. Un’istituzione storica di rilievo è il Circolo Italiano di Buenos Aires, un’associazione civile senza fini di lucro nata il 16 maggio del 1873, volta a mantenere vivo il senso e il culto dell’italianità tra la comunità locale.

In conclusione è evidente che il passaggio e la presenza italiana abbia lasciato nel Nuovo Mondo tracce importanti, dando vita così a comunità internazionali che continuano con orgoglio a mantenere vive le tradizioni e il senso di italianità, anche fuori dai confini del nostro stivale.

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Virginia Allegra Donnini

Con un background di studi ed esperienze lavorative a cavallo tra economia, marketing e moda scrivo di tendenze, pop culture, lifestyle. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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