Nella Parrocchia Santa Croce di Terni, Don Roberto Cherubini ha lanciato una sfida: unire 275 persone di 27 Paesi e di 4 religioni diverse insegnando la lingua italiana. Il progetto, volto a costruire la pace, trasforma la “paura” della diversità in speranza nel futuro.
Vincere stereotipi e pregiudizi
Gli stereotipi sono il vero nemico da combattere. La diffidenza “istintiva” che si prova incontrando una persona diversa: il colore della pelle, la forma degli occhi, la religione che pratica, come si veste, quello che mangia e quell’incomprensibile lingua che parla.
Gli stereotipi sono “credenze rigide su un gruppo di persone” costruite culturalmente e, una volta formate, vengono incise radicalmente nella corteccia profonda mediale del nostro cervello. Sradicare gli stereotipi è un lavoro difficile in quanto, spiegano gli esperti, una volta installati nel cervello, ogni variazione di opinione viene percepita dal sistema come “errore”, esattamente come quando al cervello arriva un’addizione di matematica sbagliata.
Don Roberto da tempo è membro della Comunità di Sant’Egidio, dove ha sperimentato come attraverso l’insegnamento della lingua italiana sia possibile che persone di culture diverse, inclusa la nostra, si incontrino in profondità, senza “preconcetti”. Conoscere il “diverso”, parlando la stessa lingua è un ponte verso la vera conoscenza, oltre pregiudizi e paure. Nasce così la sua scuola che “insegna” l’integrazione attraverso l’insegnamento della lingua italiana e “lentamente la tensione cessa per diventare incontro” come spiegato anche da Papa Francesco.
Le 4 religioni sono la cattolica, l’ortodossa, la musulmana e il sikh, ma vi sono anche i non credenti. Gli studenti, 20 bambini e adulti dai 18 ai 50 anni, provengono da mezzo mondo: Ucraina, Argentina, Cuba, Afganistan, Pakistan, Bangladesh e Paesi del nord e centro Africa. Gli insegnanti sono tutti volontari: docenti, pensionati, operai che hanno terminato di lavorare, giovani studenti, ma anche bambini del catechismo e carcerati volontari mandati dal Tribunale inseriti nel progetto di recupero. Un sostegno importante viene dalla Fondazione CARIT.
Costruire la pace sulla fiducia reciproca
«Come ci riusciamo? Questione di fiducia e amicizia reciproche – chiarifica Don Roberto – Per stabilire la fiducia ci vogliono gesti concreti e insegnare la lingua italiana è il primo passo. Aiutiamo anche con cibo, vestiario, documenti, accesso ai servizi pubblici, cercare lavoro e casa. Conoscere la lingua dà loro una maggiore possibilità di trovare lavoro e quindi di specializzarsi. Il tutto con un sorriso e un abbraccio».

Padre Roberto Cherubini con l’Imam della Moschea di Terni: costruire la pace attraverso dialogo e amicizia.
«La pace si costruisce alimentando la solidarietà verso chi è in difficoltà – continua Don Roberto – Parlando la stessa lingua è più facile abbattere le diffidenze. Lentamente si sviluppa la fiducia reciproca in una fraternità senza confini perché si è felici facendo il bene degli altri. Chi ha sofferto, per fame o guerre, trova in Parrocchia uno spazio di amicizia e accoglienza dove dare ossigeno ai propri sogni. Hanno percorso tanta strada e gli ostacoli non sono finiti, ma fanno meno paura se affrontati insieme. I loro bisogni non sono solo materiali, ma anche spirituali. E così teniamo sempre la porta aperta, anche quella del cuore. Nella scuola di italiano in Parrocchia, dove ha luogo l’incontro interculturale e inter-religioso, le paure si allontanano.».
Il progetto di Don Roberto Cherubini di “insegnare” la pace e l’integrazione insegnando la lingua italiana ha riscontrato successo: le classi si affollano e alcune lezioni devono svolgersi in Chiesa. La generosità, come il bisogno di spiritualità, è ben lungi dall’essersi estinta come dimostra l’aumento, in termini assoluti, che si sta registrando delle donazioni all’Obolo di San Pietro indirizzate ai progetti per i più bisognosi.

