Sempre in corsa per raggiungere una nuova meta, capace di decisioni dolorose che hanno segnato l’abbandono del passato e che si sono rivelate trampolini di lancio per una vita costellata di successi. E' la storia di Fabrizio Macchi, un bambino come tanti, che vive la sua infanzia a Varese, tutto preso dai giochi, dagli amici e dalle corse all’aria aperta. Finché, a tredici anni, un ginocchio comincia a fare male. Non è una botta, come i medici pensano all’inizio, ma un tumore osseo che lo costringe a operazioni chirurgiche e chemioterapie estenuanti. A sedici anni, dopo il fallimento di ogni cura, Fabrizio sceglie la drammatica decisione di farsi amputare la gamba sinistra per smettere di soffrire e tornare libero. Sembrava essere la fine, e invece si rivelò un nuovo inizio: fu proprio da quell'evento doloroso che cominciò la sua nuova vita.

L'inizio non è facile: l’handicap, i pregiudizi, le difficoltà. Sembrano tutti ostacoli insormontabili. Finché Fabrizio prende un’eroica decisione: per avere il meglio, occorre puntare al meglio. Non accontentarsi di una vita normale, ma vivere una vita straordinaria. Il suo leitmotiv divenne: “C’è una giornata da vivere e io ci sono”. Fabrizio ha sfidato i suoi limiti conquistando titoli nel canottaggio, nel salto in lungo, nel ciclismo. Ha guadagnato dodici medaglie mondiali, due d’oro, un bronzo olimpico ad Atene e quattro medaglie europee, divenendo uno degli atleti italiani più validi e apprezzati del mondo.

E’ la realizzazione di un sogno, frutto del coraggio e della determinazione di questo atleta paraolimpico che racconterà la sua straordinaria storia al Dreamers Day il prossimo 18 ottobre a Milano: un evento . . .

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