Riparte l’edilizia popolare: stanziati i primi 350milioni

di 9 Maggio 2009Economia

E’ di 550milioni, per 20mila alloggi, il totale dei fondi stanziati per la costruzione di abitazioni riservate a determinate categorie di cittadini in stato di particolare necessità: giovani coppie, pensionati con importi minimi e affitti elevati, famiglie in difficoltà, immigrati regolari, universitari fuorisede.
Inoltre, e rappresenta una novità, gli assegnatari, dopo un certo numero di anni in cui avranno abitato nell’appartamento, avranno la possibilità di riscattarlo tramite un mutuo appena superiore al canone di affitto.

Il problema di una casa a prezzi equi e non di mercato destinata a categorie sociali svantaggiate – platea che negli anni è andata allargandosi in maniera esponenziale- è tra quelli più sentiti in Italia, in particolare a livello regionale.
L’iniziativa, anche se in netto ritardo rispetto alle esigenze, arriva quindi a colmare un’evidente lacuna.
I fondi in questione sono stati sbloccati dopo circa un anno, dopo che il governo li aveva azzerati nel 2008, provocando fortissime proteste nelle regioni destinatarie delle risorse, e che si trovavano a gestire un problema divenuto ormai esplosivo.

Le case sono ancora da costruire e, successivamente, da assegnare. Ma con la decisione presa ieri dal Cipe il varo dei cantieri dovrebbe avvenire in tempi brevi.
La prima tranche sarà così suddivisa: 200milioni alle regioni e 150 alla struttura voluta da Tremonti, un sistema integrato di fondi immobiliari in cui sono presenti le grandi associazioni bancarie e la Cassa depositi e prestiti.
Gli investitori coinvolti nel progetto potranno essere solo quelli istituzionali di lungo termine.
L’ipotesi è di moltiplicare i fondi disponibili tramite la collocazione di“quote”, arrivando così a produrre, secondo gli esperti del governo, nell’arco di tre anni investimenti per circa tre miliardi di euro.

C’è aspettativa positiva da parte degli interlocutori maggiormente coinvolti ma anche il timore, che ci sentiamo di condividere, sia di un’insufficienza delle risorse statali stanziate sia dei tempi, notoriamente biblici, per la realizzazione delle opere pubbliche nel nostro paese.

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