Lavorare all'estero: tanti sogni in tasca e qualche soldo

di 29 Agosto 2013Economia, Lavoro

Laurea in tasca, qualche breve esperienza e un portafogli colmo di sogni (e pochi soldi): così, secondo le ultime stime, circa 30.000 giovani sotto i 40 anni si sono trasferiti in una delle maggiori città europee. 

Facendo un giro sul web, è semplice imbattersi nelle storie di coloro che hanno deciso di provarci, lontano dalla propria patria. E se il sentimento di solitudine che accompagna chi parte è l’aspetto che meno piace a questi giovani, la percentuale di quelli che “ce la fanno” è il compromesso per cui vale la pena tentare la fortuna in un paese straniero, lasciandosi alle spalle la sicurezza che solo la famiglia può dare.

Sembra essere d’accordo, ad esempio, Sebastiano, Online Marketing Manager per Global Leads Group, responsabile a Berlino, insieme ad un team tutto italiano, del progetto Magico Sconto, un portale dove la filosofia del “codice sconto” ha permesso loro di collaborare con Zalando, Nike e altri brand importanti. “Sul web, lo sport del momento sembra quello di sminuire i sacrifici di chi decide di trasferirsi all’estero. Facciamo un po’ di chiarezza. Non nascondo che il fatto di aver un buon curriculum e il sostegno della propria famiglia possa essere un plusvalore, ma non una garanzia di successo. Ho fatto tanti sacrifici e credo che, nella situazione attuale, si dovrebbe smettere di parlare di cervelli in fuga – che tra l’altro fa riferimento ad un’altra situazione – ed iniziare a parlare di italiani che non si sentono abbastanza a casa nel proprio Paese”.

Se ci si aspetta che questi giovani rappresentino l’eccezione, ci si sbaglia. “Mia sorella e una mia carissima amica si trovano a Dublinocontinua Sebastiano – ed entrambe con una posizione di tutto rispetto, che mai sarebbero riuscite ad ottenere restando in Italia. Ma l’aspetto che più mi rende orgoglioso della mia scelta e di quelle di tanti miei coetanei è che all’estero c’è spazio e rispetto anche per chi vuole fare dell’arte un lavoro. Conosco diverse persone che sono riuscite a ritagliarsi un proprio spazio nel campo della musica, ad esempio”.

Se la ricerca di un impiego resta il primo fattore che determina la scelta di trasferirsi all’estero, anche la vasta offerta culturale dei paesi meta di questi giovani gioca un ruolo importante. Berlino, ad esempio, colpisce non soltanto perché una città accessibile economicamente, ma anche per i numerosi concerti ed eventi culturali indipendenti, come il Berlin Festival di settembre, una rassegna musicale che tutti i giovani attendono con ansia.

Ovviamente non solo Europa nelle strade di questi giovani, come testimonia un altro Sebastiano (casualmente anch’egli di origini sarde), emigrato in America alla ricerca di una carriera nel campo del cinema.

Qualcosa è stato fatto negli ultimi anni per arrestare la fuga di cervelli e per agevolarne il rientro, con la legge Controesodo ad esempio. Ma forse i giovani si aspettano qualcosa di più.

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