Bitcoin e moneta virtuale: qualche decennio fa, il concetto sarebbe stato da romanzo di fantascienza. Una di quelle geniali trovate letterarie delle complesse società del futuro descritte da Asimov o da Clarke. Parlare di monete virtuali oggi, significa invece riflettere su una realtà di fatto, che inizia a radicarsi in contesti diversi e mostra quanto, e quanto rapidamente, la rete abbia rivoluzionato l’economia e la società di oggi. Oltre alla rete, tuttavia, c’è un altro fattore che ha influito sulla nascita e sulla diffusione delle monete virtuali: la crisi, rispetto a cui l’uso della moneta virtuale è nato anche come esigenza di fare di necessità virtù. Guardando avanti.

Ma cos’è concretamente un Bitcoin?

Sei anni fa, un internauta anonimo che si faceva chiamare Satoshi Nakamoto, diede il via a una delle prime implementazioni del concetto di criptovaluta: una moneta virtuale, priva di riferimenti diretti a beni reali, gestita non da una banca centrale, ma da un database distribuito tra i mille nodi della rete. È così che è nato il bitcoin, una moneta invisibile che funziona in modo semplicissimo: chi aderisce al sistema, dispone di un portafoglio digitale e può effettuare transazioni verso chiunque abbia un indirizzo bitcoin.

Campagna 5x1000

Detta così sembra un gioco. Molti, all’inizio, hanno pensato al Monopoli, ma a dare valore e consistenza all’idea è il contesto in cui il bitcoin è nato. C’è un aspetto, infatti, che contribuisce notevolmente al successo del sistema: la struttura peer to peer della rete bitcoin e l’assenza di un ente centrale rendono impossibile all’autorità sequestrare bitcoin o svalutarli. Aspetto che, in una congiuntura sociopolitica delicata come l’attuale, rappresenta decisamente un punto in più.

Non stupisce, quindi, che si sia tanto parlato di “corsa ai bitcoin” in relazione alla recente crisi greca. A fare per primo riferimento alla moneta virtuale, peraltro, era stato proprio il ministro dell’economia Varoufakis: “C’è qualcosa che i Paesi periferici dell’eurozona possano fare per darsi una possibilità di respirare meglio e che possa essere una merce di scambio di cui Berlino, Francoforte e Bruxelles possano prendere nota? La risposta è sì: possono creare il proprio sistema di pagamento garantito dalle tasse future e nominativamente legato all’euro. Di più, possono usare un algoritmo simile a quello del Bitcoin per creare un sistema trasparente, efficiente e libero dai costi di transazione. Chiamiamolo Ft-coin, cioè moneta delle tasse future.

Le monete complementari: antenate delle criptovalute

Il caso della Grecia non rappresenta un unicum. In Argentina, nel 2011, a dieci anni dalla crisi, il governo neoperonista di Cristina Fernandez de Kirchner non è riuscito a consolidare la stabilità del peso. L’economia non gira: la moneta ufficiale è troppo inaffidabile. Ecco quindi che nasce Bitpagos, una startup che consente a più di 200 albergatori di ricevere crediti dai turisti, implementando un circuito monetario ed economico alternativo rispetto a quello ufficiale.

E in Italia? Nonostante la diversa situazione, anche da noi la moneta complementare prende piede. L’esempio più eclatante è certamente quello di Sardex, che ha alimentato un circuito virtuoso in cui più di 2600 imprenditori si scambiano beni e servizi. “Siamo una fucina sempre attiva, un laboratorio in cui immaginare insieme l’isola di domani, un nuovo modello di cooperazione appositamente pensato per le comunità locali. Il nostro compito è quello di mettere in moto l’economia con una moneta complementare proprio nel momento in cui la crisi blocca le attività imprenditoriali dichiarava un anno fa Carlo Mancosu, poco più che trentenne fondatore di Sardex.

Il successo delle monete complementari, ovviamente non esclude, almeno a livello teorico, che lo strumento presenti qualche rischio. C’è chi (con un tocco di allarmismo) pensa addirittura a certe invettive di Ezra Pound contro il dominio delle banche e parla delle potenzialità destabilizzatrici anarco-sovversive del bitcoin. Almeno per ora, però, la moneta virtuale si pone come un circuito complementare, non sostitutivo rispetto a quello ufficiale. Potenzialmente potrebbe certamente rappresentare uno strumento di autonomia dalle notevoli implicazioni sociali, come molti altri sviluppi della sharing economy, ma siamo nel regno delle pure ipotesi. Per ora, senza dubbio, il bitcoin rimane un fenomeno di nicchia, che permette di fare business in modo nuovo.

Condividi su:
Martina Fragale buonenotizie.it

Martina Fragale

Sono diventata giornalista pubblicista nel 2013 grazie alla pluriennale collaborazione con BuoneNotizie.it, che ho diretto fino al 2023. Mi occupo di temi legati all’Artico e ai cambiamenti climatici. Collaboro come docente con l’Ordine dei Giornalisti e l’Università Statale di Milano.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici