Il benessere aziendale è rappresentato da tutte le pratiche e le strategie concertate dalle aziende per agevolare i lavoratori. Queste pratiche abbracciano diversi ambiti, dagli incentivi economici a permessi per migliorare il work-life balance (gestione vita-lavoro). Le aziende con le migliori e le più consolidate strategie di welfare aziendale ricevono premi e certificazioni.

Benessere aziendale: le basi normative e lo smart working

A monte di qualsiasi strategia di benessere aziendale si trovano basi normative, per tutelare una corretta gestione degli ambienti lavorativi e, più in generale, della relazione tra aziende e lavoratori. Il Decreto Legislativo n. 81 del 2008, il cosiddetto Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ha introdotto l’obbligo di valutare i rischi da stress legato a lavoro.
Il Decreto Legislativo n. 150/2009, redatto in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioniha attribuito agli Organismi Interni di Valutazione (OIV) il compito di indagare sul benessere organizzativo nei luoghi di lavoro.
Il Decreto Legislativo n. 33/2013 (Testo Unico in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni) ha imposto l’obbligo di pubblicare i risultati delle indagini sul benessere aziendale organizzativo.

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La pandemia da Covid-19 ha cambiato profondamente il modo di lavorare, per le aziende di servizi e per le pubbliche amministrazioni. Ha realmente reso più consapevoli i lavoratori dell’importanza del proprio tempo. Al contempo, ha messo le aziende di fronte all’importanza di avere un piano di welfare aziendale, per migliorare l’employee retention (ovvero la capacità delle imprese di fidelizzare gli impiegati) e scongiurare dimissioni di massa. L’introduzione dello smart working ha permesso di conciliare più oculatamente spazi e orari lavorativi, ha consentito di diminuire l’inquinamento da spostamento casa-lavoro e di diminuire costi di trasferte. La revoca dello stato di emergenza ha progressivamente limitato l’utilizzo di questa politica al solo settore privato. La legge n. 81 di maggio 2017 (antecedente alla pandemia) sancisce che lo smart working è una modalità di lavoro concessa previo accordo tra datore e lavoratore.

Strategie di organizzazione

La progettazione di politiche di benessere aziendale consiste in un piano di gestione per migliorare la qualità della vita dei dipendenti di un’azienda. Le società di consulenza in materia di welfare aziendale sono solite suddividere l’operato di una impresa in un’area hard (che comprende tutti gli edifici che ospitano i lavoratori) e in un’area soft (i processi aziendali, la capacità di collaborazione tra colleghi, i momenti di condivisione delle soluzioni). Rafforzare il benessere aziendale significa, in primis, mettere il lavoratore in condizione di svolgere le sue mansioni con la massima serenità possibile, senza pressioni di sorta. Significa, inoltre, retribuire adeguatamente i dipendenti. Infine, benessere aziendale è anche garantire un corretto bilanciamento tra gli orari di lavoro e la vita privata.

Alcune aziende, che si apprestano ad intraprendere percorsi di gestione del benessere aziendale, somministrano questionari ai dipendenti. Il questionario serve a monitorare lo stato ante e post modifiche e a valutare le aree di intervento. Spesso comprende domande su argomenti quali, ad esempio, adeguata dotazione di strumenti, peculiarità del proprio ambiente di lavoro, rapporti con i colleghi. Esiste un vero e proprio indice di soddisfazione dei dipendenti, chiamato ESI: una formula matematica che esprime il rapporto tra le aspettative del dipendente, espresse in unità numeriche coefficientate. L’Università degli Studi di Firenze, in passato, ha studiato e sperimentato metodologie per l’applicazione della Job Satisfaction Scale, una metodologia di misurazione della soddisfazione in ambienti lavorativi.

Riconoscimenti per le aziende

Il numero di aziende che punta al raggiungimento del benessere aziendale, anche grazie a strategie di welfare, è in aumento. Alcune di esse chiedono di essere certificate, sulla base della qualità delle politiche attive in favore dei dipendenti. Le aziende più virtuose ricevono anche riconoscimenti. In Italia, le attività di monitoraggio e di premiazione delle aziende sono gestite da due entità. Assicurazioni Generali patrocina il Welfare Index PMI, un rapporto che premia le politiche di welfare nelle PMI italiane. Great Place to Work è, invece, una società di ricerca in materia di risorse umane, che stila classifiche sulla qualità degli ambienti di lavoro.

Il rapporto di Welfare Index PMI ritiene che le aziende debbano investire tempo e risorse nel sostegno economico alle famiglie e nella valorizzazione del capitale umano. Secondo il rapporto 2022, il 70,7% delle aziende con oltre 250 addetti presenta un elevato livello di welfare. 17 imprese venete hanno ottenuto il riconoscimento di welfare champions: lo Studio Zanon di Venezia, ad esempio, ha incentivato un piano per il risparmio dei costi sulle bollette domestiche. La vicentina Progesto ha creato una piattaforma per erogazione di servizi di scontistica ai dipendenti.

Secondo la classifica di Great Place to Work, che monitora la condizione generale di benessere aziendale, tra le migliori aziende in cui lavorare nel 2022 in Italia si trovano, ad esempio, American Express, Hilton, Andriani SPA e Reverse SPA.

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Donatella Bruni

Mi occupo di economia, lavoro e società, con uno sguardo alle dinamiche del lavoro, ai consumi e ai cambiamenti del mondo che ci circonda (fisico e digitale). Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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