Le tendenze di mercato del settore ci confermano che i vini dealcolati, o per meglio dire dealcolizzati, stanno conquistando grandi quantità di consumatori. Come già successo nel mondo della birra analcolica e del caffè decaffeinato, i consumatori e i produttori hanno pareri contrastanti: il vino dealcolato rappresenta un nuovo segmento dell’evoluzione vinicola, come afferma in un’intervista Chiara Soldati (Presidente del Comitato Aspetti sociali del consumo di bevande alcoliche di Federvini).
Bevande analcoliche e tendenze di mercato
Il principale fornitore globale di dati sulle bevande, l’International Wines and Spirits Record (IWSR), ha evidenziato una crescita esponenziale del consumo di bevande analcoliche e a basso contenuto alcolico. Questo trend, lontano dall’essere una moda passeggera, si sta consolidando come una vera e propria rivoluzione nel mondo del beverage.
Secondo le analisi di IWSR il volume delle bevande no-low alcohol (NoLo) continuerà a crescere ad un tasso annuale che raggiungerà il 7% entro il 2026, grazie ai mercati a stelle e strisce e australiani. Secondo le ultime ricerche Compound Annual Growth Rate (CAGR) il consumo di bevande analcoliche e a basso contenuto alcolico risulterebbe in costante aumento, superando di gran lunga quello delle bevande alcoliche tradizionali.
I dati sono confermati da un’indagine dell’Osservatorio Federvini curato da Nomisma e TradeLab, che certifica la crescita del vino analcolico negli Stati Uniti, ma anche in Germania e nel Regno Unito, del +6% nel 2023 rispetto al 2021. A guidare questa crescita sarebbero le nuove generazioni orientate a un consumo più consapevole e attento alla forma fisica e al benessere, con la nascita di un vero e proprio movimento No/Low Alcol.
Che cos’è e come si ottiene il vino dealcolato
In Italia, affinché una bevanda alcolica possa essere definita “vino”, deve essere ottenuta dalla fermentazione, parziale o totale, dell’uva o del mosto d’uva e assicurare un tasso alcolometrico compreso tra il 9% e il 15% vol., fatta eccezione per alcune particolari denominazioni. Con particolari processi è possibile dealcolare il vino, il vino spumante e il vino frizzante gassificato.
L’Ue, infatti, già dal 2021, ha autorizzato la produzione e il commercio dei vini dealcolati e la normativa attualmente in vigore regolamenta la produzione e la commercializzazione, definendo i limiti massimi di alcol residuo e le etichettature obbligatorie. La dealcolizzazione del vino è un processo che mira a ridurre o eliminare completamente l’alcol etilico presente nel prodotto finale, mantenendone il più possibile intatte le caratteristiche organolettiche.
Esistono diverse tecniche che, a seconda del prodotto finale desiderato (totalmente o parzialmente dealcolizzato) hanno ciascuna i suoi vantaggi e svantaggi. Le più utilizzate a livello industriale sono la distillazione sottovuoto, l’osmosi inversa, il vapore a basse temperature e la filtrazione a membrana. Il vino dealcolato ha un tasso di alcol non superiore a 0,5% vol., mentre il vino parzialmente dealcolizzato ha un tasso alcolometrico compreso tra 0.5% e 9%. La dealcolazione totale può avvenire solo per prodotti senza denominazione di origine o indicazione geografica. Mentre la parziale è consentita per qualsiasi tipologia di vino.
La situazione attuale dei vini dealcolati in Italia
Ad oggi un imprenditore italiano che vuole produrre vini dealcolati deve recarsi all’estero, ma può comunque inserirsi sul mercato. Nonostante esista un regolamento europeo in materia, per il Ministero dell’agricoltura e per Coldiretti, questi vini non saranno incoraggiati.
Intanto la domanda è in continua crescita e le etichette italiane rischiano di perdere terreno rispetto agli altri Paesi produttori. D’altra parte, a margine del Vinitaly, il Ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha affermato che il vino alcol free «può aprire fette di mercato ma rischia di chiuderne altre, che sono alla base della storia del nostro Paese».
La produzione e la messa in commercio di questo prodotto potrà essere un’alternativa e una grande opportunità per i produttori. L’Italia, con la sua tradizione vitivinicola, ha un’occasione unica per posizionarsi come leader nel mercato delle bevande analcoliche e a basso contenuto alcolico, perché può avvicinare al settore vino una parte di popolazione che, per motivi religiosi o salutistici, ne è rimasta distante, oltre a una platea di consumatori di vino che li ritiene un’alternativa. Un’innovazione che potrebbe dare sollievo all’industria del vino provata anche dalla contrazione dei consumi e dalle annate caratterizzate da temperature deleterie per la salute dei vigneti.