L’economia globale si sposta sempre più verso una produzione e un’innovazione guidata dall’Intelligenza artificiale: i Paesi in via di sviluppo, che investono meno nel proprio progresso tecnologico, rischiano però di essere lasciati ulteriormente indietro, alimentando un divario digitale nell’uso dell’IA che allargherebbe anche la differenza economica già esistente coi Paesi industrializzati.
Lo confermano l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e le Nazioni Unite, in un report che propone soluzioni percorribili e realizzabili nell’interesse di tutti, per colmare il gap digitale e garantire maggiore equità sociale ed economica in tutto il mondo.
Divario digitale: chi investe di più in Intelligenza artificiale?
In base ai dati riportati dall’Harvard Business Review tratti da ITU, Banca Mondiale, la sola IA generativa potrebbe interessare 300 milioni di posti di lavoro e creare un valore economico di 4,4 trilioni di dollari all’anno in tutto il mondo, rendendosi un’alleata dell’occupazione.
USA e Cina restano i Paesi in testa nell’innovazione, ma altri Paesi stanno facendo passi avanti: alcuni nel regolare l’Intelligenza artificiale come l’UE con l’AI-Act, altri, più popolosi come l’India, puntano a diventare le nazioni più ricche di dati. L’Italia, per esempio ha registrato progressi inaspettati nell’innovazione digitale.
La maggior parte dei Paesi in via di sviluppo riempiono il fondo della classifica delle nazioni del mondo che più investono in IA: i dati indicano una crescita potenziale frenata dalla scarsità di investimenti e risorse.
Come colmare questo divario digitale ed economico?

I paesi che investono di più in Intelligenza artificiale secondo l’indice Top Ranked AI Nations (TRAIN) – Fonte Harvard Business Review
Le strategie per aumentare lo sviluppo tecnologico delle Economie emergenti
Nel Rapporto “ Mind the AI Divide: Shaping a Global Perspective on the Future of Work” l’OIL e l’Ufficio dell’Inviato del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Tecnologia hanno affrontato il problema del divario digitale nell’uso dell’IA proponendo soluzioni diversificate che puntano innanzitutto a migliorare l’infrastruttura digitale nei Paesi in via di sviluppo. Ciò include l’accesso all’elettricità, banda larga e alle moderne tecnologie di comunicazione.
A conferma dei vantaggi che ne derivano, si citano i casi di successo di Kenya e Ruanda che hanno diffuso rispettivamente tecnologie innovative sui prodotti finanziari e nella copertura 3G, impattando positivamente sulla crescita delle PMI locali e nella copertura mobile del territorio.
Non basta, però. Essenziale resta il trasferimento di tecnologie e conoscenze dai Paesi più industrializzati a quelli emergenti, inclusi anche investimenti mirati nell’istruzione e nella formazione per addestrare i lavoratori all’uso dell’Intelligenza artificiale sul lavoro o nell’educazione digitale come fatto in Italia.
Infine, altrettanto fondamentale è il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella fase di introduzione dell’Intelligenza artificiale in azienda. OIL cita a riguardo alcuni studi condotti in Germania e nei Paesi nordici, che confermano come coinvolgere le maestranze nelle scelte di trasformazione digitale sia fondamentale per migliorare l’approccio alla tecnologia e la produttività dei settori automatizzabili. Un esempio positivo, del tutto replicabile nei Paesi in via di sviluppo.
L’Intelligenza artificiale per superare il gap economico dei Paesi in via di sviluppo
Questo mix di soluzioni, se implementate, permetterebbe ai Paesi emergenti di competere ad armi pari con le altre economie senza esserne soppiantate o etero-dirette. Tuttavia, anche OIL concorda sulla necessità di rendere i Paesi emergenti edotti sia sulle possibilità di sviluppo dell’IA nei propri mercati del lavoro, che sui rischi per la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, già non particolarmente avanzata.
Le aziende che acquistano IA “già pronta all’uso” devono essere consapevoli delle implicazioni di tale tecnologia in termini di sicurezza informatica, privacy dei dati e possibili effetti discriminatori, in particolare nel software di reclutamento, rincara OIL.
Solo conoscendo l’Intelligenza artificiale, i recenti spunti di algoretica per le sue applicazioni ed i suoi limiti sarà possibile per questi Paesi riuscire a colmare il proprio divario digitale e ridurre contestualmente quello economico, mantenendo “in casa” risorse formate e addestrate in una cornice infrastrutturale-digitale già esistente, a vantaggio della propria economia e dell’interno mercato globale.