Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha pubblicato di recente la “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva”. Secondo quanto emerge dal documento, l’evasione fiscale è in calo da anni. Il tax gap, ovvero il rapporto tra ciò che i contribuenti devono al fisco e l’importo effettivamente versato, si sta progressivamente assottigliando.

Gli ultimi dati analizzati dal Mef risalgono al 2021 e da questi emerge che, nonostante la somma evasa sia ancora altissima (82,4 miliardi annui), a partire dal 2017 è diminuita di circa 26 miliardi. Segno che, negli ultimi anni, attraverso l’introduzione di misure mirate – come la tracciabilità dei pagamenti – sono stati fatti dei notevoli passi avanti.

L’evasione fiscale è in contrazione dal 2021

“Le indicazioni relative all’anno 2021 confermano la tendenza di medio-lungo periodo ad una contrazione dell’incidenza dell’economia non osservata”. È quanto si legge nell’ultima relazione redatta dalla commissione istituita presso il Mef, che si occupa di visionare l’andamento dell’economia sommersa nel nostro Paese.

Nel 2021 le attività economiche che sfuggivano alle rilevazioni statistiche e ai controlli fiscali ammontavano al 9,5% del Prodotto interno lordo (Pil). In calo di circa tre punti percentuali rispetto al 2014. Secondo gli analisti del dicastero di Via XX settembre, in un decennio “l’incidenza del sommerso economico sul Pil si sarebbe quindi ridotta di poco più di un quinto”.

La riduzione dell’evasione fiscale è da attribuire in particolar modo all’imposta sul valore aggiunto (Iva), che ha subito una contrazione del 70%. In cifre, significa che si è passati da 35,6 a 17,8 miliardi di euro evasi. Anche se va ricordato che tra il 2020 e il 2021 l’indicatore relativo alla misura del denaro evaso per quanto riguarda l’Irpef, da parte di autonomi e imprese, è tornato a salire.

Combattere l’economia sommersa: controlli e collaborazione con i contribuenti

Il raggiungimento di questo primo importante risultato è da ascrivere a due fattori principali. Da una parte vi è sicuramente l’attività di prevenzione e contrasto dell’evasione, che resta un elemento chiave, irrinunciabile. Dall’altra, viene messa in luce la maggiore efficienza dei controlli. A tal proposito, i funzionari del Mef fanno riferimento ad una migliore selezione delle posizioni da sottoporre ad accertamento, che ha avuto una forte ricaduta in termini di semplificazione delle procedure.

Senza dimenticare ciò che attiene al miglioramento dell’efficacia delle modalità di controllo. Quest’ultimo aspetto è stato favorito, in particolare, dall’utilizzo delle informazioni disponibili, attraverso la progressiva adozione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale.

Come spesso accade, sembra dunque che la ricetta giusta stia proprio nell’equilibrio tra i diversi fattori in gioco. Non a caso, nella relazione del Mef si sottolinea che, oggi, la sfida più importante per le istituzioni è quella di trovare “un giusto bilanciamento tra l’approccio basato sui controlli e quello collaborativo tra amministrazioni e contribuenti”.

Guardare al futuro con coraggio per invertire la tendenza

I risultati positivi riscontrati dai funzionari del Mef nel contrasto all’evasione hanno consentito all’Italia di raggiungere con un discreto margine di anticipo gli obiettivi da raggiungere annessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). “Al netto di eventuali inversioni di tendenza che dovessero intervenire fra il 2022 ed il 2024 e della conseguente, necessaria, cautela, l’obbiettivo risulterebbe già raggiunto nel 2021”, scrivono nella relazione i membri della commissione istituita presso il Mef.

Si tratta di dati importanti che mostrano una grande capacità, da parte delle istituzioni italiane, di far fronte a problemi endemici della nostra economia. Ennesima dimostrazione che contrastare questa terribile piaga che annualmente divora preziose risorse per la collettività è possibile. Ecco uno dei motivi per i quali è utile e necessario mostrare questi dati.

È fondamentale ridare nuova consapevolezza a generazioni troppo a lungo sfiduciate. È possibile invertire il senso di marcia imboccato in passato, ma per far questo è necessario affrontare questa sfida con coraggio e determinazione.

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Diego Benedetto Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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