Negli ultimi anni, la sensibilizzazione riguardo al mobbing sul lavoro o latri tipi di abusi è aumentata significativamente. La campagna “A voce alta”, promossa da CGIL, CISL e UIL Campania nel novembre 2024, ne è un esempio, offrendo ascolto e supporto alle lavoratrici vittime di molestie. Questo incremento di consapevolezza, supportato dalla disponibilità di servizi come sportelli di ascolto e consulenza, si vede nei dati: lo sportello anti mobbing di Udine ha registrato 209 richieste di aiuto, un aumento del 22% rispetto ai 171 nel 2023. Sebbene il numero possa destare preoccupazione, il fatto che le persone colpite abbiano potuto avvalersi dell’aiuto di professionisti, è di buon auspicio.

Nonostante il mobbing rimanga difficile da dimostrare, aggravato anche dalla mancanza di una normativa specifica in Italia, le vittime possono difendersi raccogliendo prove concrete che documentino le vessazioni subite. Ecco come.

Quali comportamenti rientrano nel mobbing sul lavoro?

A differenza del bullismo scolastico, caratterizzato da atti ripetuti tra studenti per un tempo limitato, spesso volti a intimidire la vittima, il mobbing sul lavoro consiste prevalentemente in una forma di pressione psicologica subdola e prolungata. Può manifestarsi in forma di isolamento, critica, umiliazione e assegnazione di compiti difficili, compromettendo l’autostima della vittima.

Il mobber, che siano colleghi o superiori, attuano spesso discriminazioni, calunnie e negano permessi o benefit aziendali. Queste azioni hanno gravi conseguenze sulla salute psicologica e fisica della vittima, con sintomi che includono ansia, depressione, disturbi del sonno, mal di testa e comportamenti autolesionistici. Il mobbing può compromettere la qualità della vita e la carriera professionale delle persone coinvolte.

Quali documenti servono per dimostrare il mobbing sul lavoro?

Raccogliere prove a sostegno di una situazione di mobbing può essere complesso, poiché le azioni non sono sempre facili da identificare. Tuttavia, esistono alcune strategie efficaci che possono rivelarsi utili:

  • tenere un diario dettagliato: annotare ogni incidente, specificando data, ora, luogo e una descrizione precisa dei fatti;
  • conservare le comunicazioni: archiviare e-mail, messaggi o note ricevute che attestino il comportamento molesto;
  • raccogliere testimonianze: coinvolgere colleghi o altre persone che possono confermare i fatti o offrire supporto, se necessario;
  • richiedere supporto medico: rivolgersi a specialisti per certificare eventuali danni fisici o psicologici;
  • consultare sindacati: cercare supporto da organismi specializzati o enti preposti alla tutela dei lavoratori.

Quali sono le implicazioni legali?

Il mobbing, riconosciuto internazionalmente come forma di maltrattamento psicologico sul luogo di lavoro, ha importanti implicazioni legali. In Paesi, come Svezia e Francia, sono state introdotte specifiche leggi per contrastarlo. In Italia, invece, la tutela legale del lavoratore – vittima si basa sulla giurisprudenza.

Sebbene non esista una norma specifica nel nostro Paese, i reati perseguibili, riconducibili al mobbing, si configurano come lesioni personali, diffamazione o minaccia, a seconda della gravità e della modalità in cui sono stati commessi. In ogni caso, la vittima di mobbing dovrebbe sempre avere il diritto di ottenere un risarcimento ai danni psicologici, fisici e professionali subiti.

Cultura aziendale: un futuro lavorativo più sano

Il mobbing è spesso legato a discriminazioni e molestie sessuali sul lavoro, che sono ulteriori buoni motivi per cui le aziende hanno la responsabilità di prevenirlo, creando un ambiente di lavoro sano, rispettoso e inclusivo. Iniziative come programmi di riconoscimento, ovvero riconoscere che l’impegno e le prestazioni dei dipendenti sono valutati e hanno un impatto reale e significativo sul lavoro, supporto psicologico e attività di team building rafforzano il senso di appartenenza e migliorano il benessere dei lavoratori.

Ad esempio, in Emilia-Romagna, il programma “Luoghi di lavoro che promuovono la salute” ha coinvolto 249 aziende, e oltre 109.433 lavoratori e lavoratrici, per ambienti di lavori più sicuri. Inoltre, in regioni come Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto, sono presenti le sedi del centro di Ascolto Mobbing&Stalking della UIL per coloro che subiscono molestie e discriminazioni. Poi, in Calabria, è attivo l’Osservatorio contro la discriminazione nel lavoro, dove vengono raccolte denunce, anche in forma anonima, di chi è vittima di soprusi, come lavoro nero o emarginazione di genere, e segnalazioni sulla mancanza di sicurezza.

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Giulia Mastrocicco

Sono Giulia Mastrocicco. Laureata in Giornalismo, Comunicazione editoriale e multimediale presso l'Università di Parma.

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