Un’ondata di ottimismo attraversa il mercato del lavoro mondiale. Un recente report di LinkedIn Economic Graph evidenzia il potenziale dell’approccio skill-first, ponendo al centro le competenze trasversali in fase di assunzione.

Sempre più imprese puntano a un modello che privilegia le skill lavorative, promettendo di ridurre il divario di genere, dare più opportunità alla generazione Z e trasformare l’intelligenza artificiale nel motore del cambiamento.

Quali sono le implicazioni di questa tendenza e come possono le aziende prepararsi per il futuro del lavoro?

Skill lavorative: la rivoluzione delle assunzioni

L’approccio skill-first sta emergendo come paradigma rivoluzionario nel mondo del lavoro. L’ultimo report di LinkedIn Economic Graph mette in luce la necessità di rinnovare il modello delle assunzioni. Un cambiamento di prospettiva proiettato verso la valutazione dei candidati in base alle competenze effettive piuttosto che alle esperienze pregresse.

Ciò si traduce nel dare maggior peso alle competenze trasversali come la capacità di problem-solving, la comunicazione efficace, l’adattabilità e la creatività, rispetto ai tradizionali indicatori come il percorso accademico o il job title. Secondo l’indagine, questo approccio espanderebbe i bacini di talenti di circa 10 volte.

Le competenze trasversali privilegiano le donne

Il dato più eclatante dello studio riguarda il tema del gender gap nelle professioni. L’approccio che valorizza le skill lavorative porterebbe a un aumento di 7,5 volte della presenza femminile in tutti i settori. Un balzo in avanti volto a colmare il divario di genere che affligge da tempo il mercato del lavoro italiano.

I dati INPS del 2023 rivelano infatti che solo il 18% delle assunzioni femminili avviene con contratti a tempo indeterminato, contro il 22,6% di quelle maschili. Il lavoro part-time involontario colpisce in modo sproporzionato le donne (15,6% rispetto al 5,1% degli uomini), e il divario retributivo supera i venti punti percentuali.

La ricerca evidenzia il tema della disparità di genere già a partire dallo step di candidatura. Le donne sono fino a 1,8 volte più propense a candidarsi quando percepiscono una corrispondenza diretta tra le loro competenze e i requisiti richiesti, mostrando una cautela maggiore rispetto agli uomini. Questo approccio prudente, pur basandosi su competenze trasferibili, limita le loro opportunità.

L’adozione del modello skill-first nel reclutamento favorisce l’inclusione di candidate con percorsi non tradizionali, spesso penalizzate da criteri di selezione standardizzati. Premiare le competenze trasversali potrebbe infatti accelerare del 24% l’ingresso delle donne nei settori strategici, colmando il gap nelle posizioni dirigenziali e nelle professioni STEM.

Competenze digitali: la porta d’accesso per la Gen Z

Non solo le donne potrebbero beneficiare dell’approccio skill-first. Il report evidenzia come l’adozione di criteri basati sulle competenze offrirebbe alla generazione Z una possibilità di inserimento nel mondo del lavoro 10,3 volte maggiore rispetto ai metodi tradizionali.

La Gen Z, cresciuta in un’epoca di rapida evoluzione tecnologica, si contraddistingue per competenze digitali avanzate che non sempre si riflettono nei titoli accademici comuni. Questo modello di reclutamento permetterebbe ai giovani talenti di dimostrare il loro valore attraverso abilità pratiche e  capacità di adattamento, piuttosto che essere penalizzati dalla mancanza di esperienza lavorativa formale.

L’entusiasmo dei ragazzi per l’intelligenza artificiale generativa rappresenta un indubbio vantaggio nel panorama lavorativo attuale, con il 79% delle aziende italiane che ne riconoscono il valore. Tuttavia, le imprese sottolineano l’importanza di un’interazione equilibrata con la tecnologia. Ne consegue la necessità di una formazione mirata su competenze trasversali avanzate quali pensiero critico, capacità interpretativa e gestione efficace degli output dell’AI.

Sempre più aziende a livello globale stanno rivedendo i loro modelli di assunzione, riconoscendo la rilevanza delle skill lavorative. Tuttavia, per implementare efficacemente questo approccio, è necessario sviluppare metodologie di valutazione oggettive. Si mira quindi ad un profondo cambiamento culturale, sia all’interno delle organizzazioni che nel sistema educativo, per superare la tradizionale enfasi su titoli di studio e qualifiche formali.

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Giulia Polito

Multipotenziale e curiosa, seguo carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo nel valore della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce, soprattutto legato a società, innovazione, salute e benessere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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