Il sud Italia sorprende: è oggi l’area più dinamica del Paese per la nascita di nuove imprese. Nei primi mesi del 2026, i dati mostrano un saldo positivo record di nuove attività imprenditoriali. Questo cambiamento è frutto di un intreccio virtuoso tra digitalizzazione, imprenditoria locale e formazione nelle competenze digitali. A sostenere la trasformazione, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e gli investimenti in tecnologie 4.0, che hanno generato nuovi posti di lavoro e contribuito a ridurre la storica fuga di cervelli.
Il Mezzogiorno, da sempre percepito come fanalino di coda dell’economia nazionale, sta riscrivendo il proprio futuro. Oggi è protagonista di una crescita strutturale che riduce, seppur lentamente, i divari territoriali del Paese.
Una nuova generazione di imprese guarda al futuro
Nel 2025, quasi due medie imprese su tre nel sud Italia hanno previsto una crescita del proprio fatturato, una quota decisamente superiore rispetto alle aziende del Centro-Nord. Questo slancio positivo è accompagnato da una marcata apertura verso l’estero: otto imprese meridionali su dieci stanno preparando strategie di espansione internazionale entro il 2027, segnale di un Mezzogiorno sempre più protagonista sulle rotte globali.
Anche la sostenibilità si fa spazio tra le priorità: tre aziende su quattro stanno puntando sulla transizione ecologica, con investimenti mirati nelle energie rinnovabili per affrontare il caro energia e ridurre l’impatto ambientale.
Questo dinamismo si riflette anche negli indicatori macroeconomici. Secondo il Rapporto Svimez 2025, nel triennio 2021-2024 il Mezzogiorno ha registrato una crescita cumulata del PIL dell’8,5%, superiore a quella del Nord-Est (+7,9%) e del Centro (+7,4%), e seconda solo al Nord-Ovest (+8,9%). Un dato che smentisce la narrazione di un Sud immobile, confermando invece un rilancio in corso che coinvolge tanto il mondo imprenditoriale quanto l’economia regionale nel suo complesso.
Il rapporto realizzato da Mediobanca e Unioncamere fotografa un sistema imprenditoriale in piena trasformazione. Le 408 medie imprese familiari attive nel Mezzogiorno, ciascuna con una forza lavoro compresa tra 50 e 499 addetti, hanno quasi raddoppiato il loro peso economico. Solo nell’ultimo decennio, il loro fatturato è cresciuto di oltre il 78%, ben oltre la media registrata nel resto d’Italia.
Eppure, le difficoltà non mancano. Quasi un’impresa su quattro segnala una distanza tra le competenze richieste e quelle realmente disponibili, mentre oltre il 40% individua nella burocrazia un freno alla sostenibilità. A queste si aggiungono le pressioni legate ai costi energetici e alla competitività sui prezzi.

Pil (var. %, 2021-2024 prezzi costanti) Fonte: elaborazioni Svimez su dati Istat per gli anni 2021-2023 e stime Svimez per il 2024
Investimenti pubblici e PNRR: leva di rilancio per il sud Italia
Il rilancio del sud Italia passa anche per l’efficace utilizzo delle risorse pubbliche, a partire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Grazie a questi fondi, il Mezzogiorno ha potuto avviare un ciclo di investimenti senza precedenti, con effetti tangibili sul tessuto produttivo locale. Dalla digitalizzazione all’internazionalizzazione, passando per l’innovazione nei processi industriali, gli incentivi pubblici si stanno rivelando uno snodo cruciale per accompagnare la trasformazione economica dell’area.
Un ambito particolarmente dinamico è quello della transizione ecologica. Tre imprese su quattro nel Sud Italia sono pronte a ridurre l’uso di fonti fossili e puntare sulle energie rinnovabili. Questo orientamento è favorito dalle condizioni climatiche del territorio e dal sostegno del nuovo Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che fissa l’obiettivo del 63,4% di energia elettrica rinnovabile entro il 2030.
Ma la vera sfida non è solo costruire nuovi impianti: è trattenere valore sul territorio. Filiera corta, competenze tecniche e occupazione qualificata sono elementi chiave per trasformare la spinta green in uno strumento di coesione sociale ed economica. In questo quadro, il Mezzogiorno si presenta non più come destinatario passivo di interventi, ma come protagonista attivo del cambiamento.
La capacità del sud Italia di trasformare questi investimenti in crescita stabile e strutturale dipenderà ora dalla continuità delle politiche, dalla semplificazione amministrativa e dal rafforzamento delle competenze locali. Se ben guidato, questo processo può incidere in profondità sulle disuguaglianze storiche che ancora oggi separano il Mezzogiorno dal resto del Paese.
Il digitale come motore di sviluppo territoriale
Il sud Italia sta guadagnando terreno in una delle sfide più decisive per la competitività: la trasformazione digitale. Più di un’impresa su tre nel Sud Italia ha già pianificato investimenti nelle tecnologie 4.0 entro il 2027. Una quota leggermente superiore alla media nazionale, che indica un Mezzogiorno sempre più vicino a colmare il divario digitale e pronto a guidare l’innovazione in alcuni settori chiave.
A spingere le imprese verso l’adozione del digitale non è solo la necessità di restare competitive, ma anche l’opportunità concreta di migliorare l’organizzazione interna, snellire i processi e offrire prodotti di maggiore qualità. La digitalizzazione non viene quindi più vista solo come un costo, ma come un investimento strategico che può ridefinire il funzionamento stesso delle aziende. Questo cambiamento di mentalità, tuttavia, non è privo di ostacoli. Molte imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, segnalano ancora una carenza di competenze tecniche al loro interno. Questa lacuna rappresenta oggi la principale barriera alla trasformazione digitale. A essa si aggiungono difficoltà burocratiche e l’accesso non sempre agevole agli incentivi pubblici.
Per affrontare queste criticità, le Camere di commercio si stanno attivando come snodi di connessione tra imprese, università e centri di ricerca, creando ecosistemi locali in grado di generare innovazione concreta. È in questo contesto che il sud Italia sta costruendo le basi per un modello di sviluppo più moderno, capace di fare leva sulle nuove tecnologie per accorciare le distanze storiche con il resto del Paese.

Quota di imprese che investirà in strumenti digitali per macro-ripartizione, 2025-27 Fonte: Indagine Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere 2025
Il Sud cambia passo, e può trainare il Paese
Il sud Italia non è più la periferia immobile del sistema economico nazionale. Oggi è laboratorio di innovazione, ponte verso i mercati esteri, terreno fertile per le competenze digitali e la transizione ecologica. Il 2026 segna un punto di svolta: non solo per i numeri, ma per la fiducia che torna a circolare tra imprenditori, lavoratori e territori. Ha sottolineato Andrea Prete, presidente di Unioncamere:
“Le medie imprese del Mezzogiorno stanno dimostrando di poter correre anche più velocemente di quelle del Centro-Nord.Per questo vanno sostenute rimuovendo gli ostacoli che ne frenano lo sviluppo”
La crescita del Sud è già iniziata. Ma per trasformarla in un percorso solido e duraturo occorre crederci, accompagnarla con politiche lungimiranti e investimenti mirati. Il Mezzogiorno non chiede scorciatoie, ma condizioni giuste per competere: accesso alla conoscenza, infrastrutture efficienti e meno ostacoli burocratici.
Sostenere il sud Italia oggi non significa colmare un divario, ma cogliere l’occasione di costruire un’Italia più forte. Un Paese dove ogni territorio contribuisce alla crescita collettiva, mettendo in circolo innovazione, talento e opportunità. E dove il Mezzogiorno – finalmente – torna a essere protagonista.