Vacanze fuori dai radar del turismo di massa e strumenti per contrastare l’overtourism con scelte di viaggio consapevoli. Risposte concrete alla dispersione idrica e al problema della siccità, soluzioni alle alluvioni, un’analisi lucida del problema incendi e molto altro. Ecco finalmente pronto il secondo numero di “What now? Le soluzioni oltre il problema”, la nostra nuova fatica editoriale.

Di che si tratta? Lo abbiamo già raccontato ai nostri lettori in occasione dell’uscita del primo numero, a marzo. “What now? Le soluzioni oltre il problema” è un trimestrale di giornalismo costruttivo che può essere letto in versione integrale (in formato pdf) da chi ha deciso non solo di leggerci ma anche di far parte a tutti gli effetti del nostro progetto e di supportarci come donatore. Le prime quindici pagine del nostro periodico, possono però essere lette da tutti e a partire da oggi, il primo numero di “What now?” può anche essere ordinato su Amazon attraverso un sistema di print on demand che permetterà a chiunque di ricevere una copia cartacea a casa.

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Ma di che si tratta, concretamente? E perché abbiamo deciso di affiancare a BuoneNotizie.it un altro prodotto editoriale?

Che cos’è “What now?” (e cosa non è)

Partiamo da un presupposto: “What now?” non è un doppione di BuoneNotizie: ne condivide il DNA – in quanto nasce, a tutti gli effetti, dal nostro percorso – ma rappresenta un ulteriore piccolo passo avanti. Se in BuoneNotizie, a dispetto del processo che ci ha portato a orientarci verso il giornalismo costruttivo, abbiamo volutamente scelto di mantenere un nome che fa parte della nostra storia (cioè degli anni in cui pubblicavamo davvero solo “buone notizie”), “What now?”è invece un periodico di giornalismo costruttivo puro.

Non a caso, abbiamo scelto di chiamarlo con un nome che riflette in toto la cosiddetta sesta W del giornalismo costruttivo. Quella che orienta il nostro modo di fare informazione e che, dopo l’analisi rigorosa dei problemi presenti sul piatto della bilancia, ci porta a chiederci sempre: e ora? Cosa possiamo fare? Come possiamo cambiare una realtà che non ci piace guardando alle soluzioni applicate nel nostro e in altri contesti?

Su “What now?” le buone notizie non ci sono sempre, ma una cosa ve la garantiamo: troverete sempre delle possibili soluzioni. Elementi in grado di farvi riflettere. Dati setacciati cum grano salis per consentirvi di dare una cornice concreta, e non aleatoria, ai problemi del momento. Troverete un approccio “mobilitante”, orientato – cioè – non a darvi in pasto la nostra opinione personale ma a dare a ognuno di voi gli elementi in grado di permettervi di agìre. Perché il mondo, lo si cambia insieme e oggi più che mai i giornalisti hanno bisogno del supporto attivo dei loro lettori.

Di tutto questo, ho recentemente parlato nel corso di una trasmissione di cui sono stata ospite su Teletruria.

Cosa troverete in questo secondo numero di “What now”?

Così come per il primo numero, abbiamo utilizzato come chiavi di lettura i 17 goal dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: un programma d’azione globale sottoscritto otto anni fa da quasi duecento Paesi membri delle Nazioni Unite. In questo caso, come lenti per mettere a fuoco cosa sta cambiando, abbiamo utilizzato il Goal n.6 (che parla di acqua e disponibilità idrica diffusa), il Goal n.11 (dove si guarda a come le città stanno cambiando per rispondere alla sfida climatica in corso) e il Goal n. 14 (dove si affronta il tema della salute di mari e oceani e della vita sott’acqua). Abbiamo parlato di siccità e alluvioni: i due estremi fra cui oggi, in piena crisi climatica, si gioca il complesso problema della disponibilità idrica. E abbiamo raccontato le diverse soluzioni che attualmente vengono messe in campo, nel nostro Paese e altrove.

Abbiamo parlato del fuoco, prendendoci il lusso di un intero Speciale dedicato agli incendi apposta per poter spaccare il capello in quattro. Perché in realtà, sugli incendi, c’è molto da dire sia per quanto riguarda le cause (quanto incide il clima? E quanto pesa la responsabilità umana?) sia per quanto concerne il doveroso cambiamento di prospettiva che è necessario adottare per trovare risposte migliori. Risposte, peraltro, che già esistono e che, più che trovate, necessitano di essere applicate e diffuse.

Abbiamo parlato di mari e oceani, dei grandi passi avanti che abbiamo fatto con il Trattato Globale sugli Oceani e di cosa è necessario fare ancora per conciliare l’economia del mare con la tutela ambientale. Dopodiché abbiamo parlato di vacanze dedicando a questo tema un secondo Speciale. E proprio qui, forse più che altrove, alle prese con il trend topic del momento, abbiamo provato a mettere in pratica gli strumenti del giornalismo d’impatto. Lo abbiamo fatto parlando del rischio che questa prima estate post-pandemica mette sul piatto della bilancia (l’overtourism, ovvero il turismo di massa) e suggerendo ai nostri lettori delle soluzioni concrete e percorribili.

Abbiamo parlato di viaggi: delle coste italiane meno battute, degli scenari montani fuori dai radar del turismo di massa, abbiamo parlato di borghi, di cammini e di una sana tendenza che ha preso piede proprio durante la pandemia, il cosiddetto slow tourism. Un trend che, dal punto di vista dell’impatto, può davvero portare nuove linfe a località e borghi spopolati contribuendo a sgravare i luoghi più “presi d’assalto” dal peso ambientale (e non solo) del turismo di massa.

Domande e risposte: dove trovare “What now?”

Per leggere le prime 15 pagine sia del primo che del secondo numero di “What now?”, in pdf,  vai in fondo a questa pagina

Per unirti alla nostra community di sostenitori e leggere “What now?” in versione integrale, sempre in pdf, clicca qui

Per ordinare una copia del primo numero di “What now?” in versione cartacea, clicca qui

La versione cartacea del secondo numero di “What now?” è disponibile cliccando qui

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Martina Fragale buonenotizie.it

Martina Fragale

Giornalista pubblicista dal 2013 grazie alla collaborazione con BuoneNotizie.it, di cui oggi sono direttrice. Mi occupo di temi legati all’Artico e ai cambiamenti climatici; come docente tengo corsi per l’Ordine dei Giornalisti e collaboro con l’Università Statale di Milano.

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