Energia solare, Franco insegna a costruirla

Dalla Brianza all’Africa, sulla scia del fotovoltaico: è questo l’itinerario pieno di energia che ha scelto di percorrere Franco Porta, il quale a sessant’anni ha deciso di dare una svolta al proprio percorso professionale e di vita, reinventandosi come “formatore solare”.  Un’altra bella storia, come quella che già vi avevamo raccontato sulle mitiche “nonne solari”.

energia, franco insegna a costruirlaIl mio è un mestiere difficile da descrivere. Non si tratta solo di insegnare come si costruisce e come si fa funzionare un impianto fotovoltaico: si tratta soprattutto di mostrare agli abitanti di tanti paesi dell’Africa e dell’Asia che il sole –una presenza incombente ed estrema che molti di loro maledicono ogni giorno – rappresenta in realtà l’energia del futuro, una risorsa inesauribile e straordinariamente a portata di mano. Non mi vedo tanto come formatore: preferisco piuttosto definirmi un volontario del solare” sottolinea Franco raccontando il percorso che, dal campo delle telecomunicazioni lo ha portato a cavalcare l’ondata di novità  (e di incentivi) che hanno accompagnato l’exploit del solare in Italia, per percorrere poi nuove vie quando la novità e gli incentivi sono venuti meno.

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La svolta è avvenuta proprio quest’anno, durante un viaggio in Palestina. Galeotto fu quel trecking e galeotto fu il contatto con l’ONG “Vento di Terra”: Franco decide su due piedi di dare il proprio contributo al funzionamento dell’impianto fotovoltaico del  nuovo asilo di Ulman Nasser, edificato dall’ONG proprio nel cuore della striscia di Gaza e oggi – purtroppo – ridotto in macerie.

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Attualmente Franco sta contattando altre ONG mettendo in campo – in modo del tutto gratuito – le proprie competenze e la propria più che decennale esperienza nell’ambito del fotovoltaico. “L’Africa è un terreno potenzialmente molto fertile da questo punto di vista, una terra di contraddizioni in cui ho trovato un fermento notevole. Prendiamo ad esempio la diffusione ormai capillare della telefonia mobile: in Kenia i Masai allevano ancora le capre ma sono in molti ad avere un cellulare all’avanguardia. Il vero paradosso,  però, è che la maggior parte di loro non sa come caricarlo perché il problema energetico è all’ordine del giorno. Sono queste, per esempio, le realtà a cui mi rivolgo.”

2 Comments

  • Francesca ha detto:

    Bellissima iniziativa che potrebbe anche aiutare l’africa a sollevarsi dal suo stato di perenne povertà.

    Spero solo non si pensi ai ricchi ma a tutti, com è giusto che sia.

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